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Stipendi del personale scolastico: questo è uno dei temi più bollenti della scuola, un argomento che interessa, senza distinzione, docenti e ATA, dipendenti con contratto a tempo determinato e di ruolo, e di cui si ritorna a parlare in modo sistematico, in modo particolare in vista di ogni rinnovo contrattuale. Il sindacato Anief ha condotto recentemente uno studio sulla questione, secondo cui la retribuzione di docenti e ATA sarebbe di 6 volte più bassa rispetto al livello inflazionistico verificatosi negli ultimi 13 anni.

L’Anief conduce uno studio sugli stipendi della scuola e della PA

Tema costante e perennemente ricorrente per il mondo della scuola è quello relativo agli stipendi del personale scolastico: più volte, abbiamo, infatti, affrontato l’argomento, mettendo in risalto che la retribuzione di docenti e ATA è tra le più basse del comparto rispetto ai Paesi europei.

Con l’aumento dell’inflazione e con l’inasprirsi del costo della vita, come diretta conseguenza della crisi internazionale che stiamo vivendo, la questione diventa ancora più delicata: il contratto è già scaduto, se ne aspetta il rinnovo, ma tutti i presupposti fanno presagire aumenti stipendiali, pari a circa 107 euro mensili, non sufficienti e non soddisfacenti  per il personale interessato.

Il sindacato Anief torna a rilanciare il problema con uno studio condotto dall’ufficio relazioni sindacali: in base a quanto calcolato, gli stipendi della scuola sarebbero di 6 volte più bassi rispetto all’inflazione rilevata dal 2009 ad oggi.

Per Anief occorre un aumento di 274 euro mensili

Per il sindacato, occorre, senza nessun indugio, incrementare l’importo stipendiale: la cifra stimata per recuperare l’attuale inflazione sarebbe 274 euro mensili. Secondo il sindacato, l’aumento riguarderebbe gli stipendi non solo della scuola, ma anche di tutti i  dipendenti della Pubblica Amministrazione. Dei 274 euro calcolati 221 riguarderebbero il triennio 2016/18, gli altri 53 euro il periodo 2019/2021: in base ai calcoli fatti il governo dovrebbe stanziare circa 4,7 miliardi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, gli aumenti stanziati dal governo per i lavoratori di tutta la PA sarebbero inconsistenti: le ultime tre Leggi di bilancio hanno approvato 6,5 miliardi che sembrerebbe una cifra molto rilevante se non si considerasse il fatto che si devono distribuire a più di tre milioni di dipendenti pubblici.

Secondo il presidente Anief, “per i lavoratori della scuola, che scontano contratti particolarmente sfavorevoli, questo ritardo rispetto all’inflazione è diventato insopportabile. Perché al netto dei 3mila euro di arretrati e dell’assegno mensile di 107 euro che 1.3 milioni di dipendenti del comparto scolastico potrebbero avere in autunno, in base a quello che è stato finanziato dal Governo attraverso l’atto di indirizzo (pari ad un incremento del 4.02%), mancano ancora 274 euro mensili per allineare gli stipendi all’aumento dei prezzi al consumo certificato dal MEF dal primo blocco contrattuale del 2008: parliamo di incrementi, infatti, del 20%, derivante da un +14% tra il 2008 e il 2018 e un ulteriore 6% del biennio 2019/21. Il tutto, rispetto anche al netto degli aumenti disposti nel contratto scaduto: 73 euro, che corrisponde ad un aumento del 3,48% introdotto con il rinnovo contrattuale 2016/2018”.