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Occhi sempre puntati sul rinnovo del contratto scuola ormai scaduto: le trattive dovrebbero riprendere dopo le elezioni per l’individuazione delle RSU nelle singole scuole. Dalle risorse destinate al rinnovo contrattuale si rischia il prelevamento dei fondi necessari al pagamento degli stipendi del personale non vaccinato che dal 1° aprile rientrerà a lavoro: per il sindacato Uil questo non è accettabile.

Le risorse del contratto scuola potrebbero essere ulteriormente assottigliate

Ad oggi ancora docenti e personale ATA aspettano il rinnovo del contratto, le cui trattative con molta probabilità dovrebbero riprendere dopo le lezioni RSU del 5, 6, 7 aprile prossimo. Più volte abbiamo affrontato la questione, sottolineando che gli ‘aumenti’ previsti lasciano insoddisfatti sia il personale scolastico che i sindacati: si prospettano cifre infatti alquanto irrisorie, se rapportate alla crescita inflazionistica e del costo della vita. Secondo quanto riscontrato da uno studio condotto dall’ANIEF, sarebbe di 274 euro l’aumento dovuto, a fronte dei circa 107 euro probabili.

Un ulteriore ostacolo ‘incombe’ però sulle risorse destinate al contratto: il pagamento degli stipendi del personale docente non vaccinato che dal prossimo venerdì 1° aprile rientrerà al lavoro in base a quanto stabilito dal Decreto riaperture. Per Pino Turi, segretario generale del sindacato Uil, questo è inaccettabile.

Per la Uil la scuola non può sempre “pagare” le emergenze

In un comunicato stampa, il segretario della Uil Pino Turi esprime un forte dissenso in riferimento all’uso di parte delle risorse destinate al rinnovo del contratto scuola, con fatica recuperati dalla Legge di Bilancio: non è accettabile per Turi che fondi già di per sé non sufficienti si riducano ulteriormente a causa di decisioni politiche prese per fronteggiare situazioni di emergenza. Le emergenze non si devono ammortizzare sulla scuola e non deve essere sempre il personale scolastico a subire le conseguenze di manovre politiche di governo non coerenti.  

Il governo non può ricorrere alle risorse destinate a rinnovare il contratto scuola per finanziare la norma sul reinserimento del personale precedentemente sospeso. La proposta del sindacato è chiara: “riconoscere la parte economica che equivale al 5% delle retribuzioni per ri-costituire il potere di acquisto e contemporaneamente aprire il rinnovo per il contratto del prossimo triennio per la parte normativa che va adeguatamente finanziata” afferma Turi. “Nessuna possibilità di scambio si scorge con le risorse attuali che sono sotto l’inflazione e nessuno ci può chiedere di firmare un contratto a perdere. Si faccia presto – conclude – anche perché abbiamo toccato con mano che il rischio che le risorse prendano altre vie, non è peregrino”.