Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi
Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi

Il Governo ha risposto ad un’interrogazione parlamentare riguardo l’obbligo vaccinale e il personale scolastico sospeso. Alla seduta di oggi 30 marzo alle 15.30, ha presenziato Federico D’Incà, dato che il ministro Bianchi è positivo al Covid. L’interrogazione è stata presentata da Toccafondi, Anzaldi, Noja, Baldini, Fregolent, Ungaro, Marco di Maio, Occhionero e Vitiello. La riportiamo di seguito.

Interrogazione parlamentare su obbligo vaccinale

Il testo dell’interrogazione parlamentare che sarà presentata al ministro Bianchi sull’obbligo vaccinale e il personale scolastico sospeso è contenuta nell’ordine del giorno di oggi 30 marzo 2022.

Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge n. 172 del 2021 ha introdotto dal 15 dicembre 2021 l’obbligo vaccinale per il personale della scuola e ha disposto che l’accertamento dell’inadempimento determina l’immediata sospensione dall’attività lavorativa, seppur senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro;

   il medesimo provvedimento ha previsto che per il periodo di sospensione non sia dovuta la retribuzione e che il Ministero dell’istruzione debba comunicare mensilmente al Ministero dell’economia e delle finanze le unità di personale scolastico privo di vaccinazione e sospeso dal servizio;

   con il decreto-legge n. 24 del 2022 si è ribadito l’obbligo vaccinale per il personale docente fino al 15 giugno 2022, nonché stabilito che la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni, ma ha perso efficacia la disposizione che prevedeva la sospensione dall’attività lavorativa e dallo stipendio, adibendo detto personale a non meglio specificate attività di supporto all’istituzione scolastica;

   per il personale non docente e i dirigenti scolastici è invece intervenuta una successiva nota, datata 28 marzo 2022, che interpreta il dispositivo precisando che questi possono essere riammessi in servizio e adibiti allo svolgimento di tutte le ordinarie attività, come se la classe fosse l’unico luogo della scuola frequentato dagli studenti e dai colleghi;

   la scelta appare quindi ad avviso degli interroganti contraddittoria con quanto fin qui sostenuto sulla necessità di vaccinarsi, peraltro in un momento nel quale i contagi tornano a crescere, ma soprattutto foriera di un messaggio fortemente diseducativo nei riguardi della popolazione studentesca, alla quale viene mostrato come chi viola la legge viene tutelato più dei colleghi che scelgono, anche non a cuor leggero, di rispettarla;

   i maggiori costi sono stimati in 30 milioni di euro e circa la metà di questi sono coperti ricorrendo al fondo destinato alla valorizzazione della professionalità docente e al contratto, togliendo quindi risorse ai docenti vaccinati –:

   se, alla luce delle criticità evidenziate, non ritenga opportuno adottare iniziative per rivedere la scelta di consentire di riprendere il servizio al personale non vaccinato e comunque quali iniziative intenda intraprendere per evitare che il loro rientro a scuola metta a rischio la salute di studenti e dell’altro personale e provochi conseguenze negative anche in merito all’utilizzo delle risorse destinate al merito e al contratto, anche alla luce del fatto che ad oggi non è stato reso noto il numero di persone oggetto di sospensione dall’attività lavorativa e quanti di questi siano stati effettivamente sospesi anche dallo stipendio.
(3-02858)

La risposta del ministro Bianchi

Federico D’Incà : Signor Presidente, colleghi deputati, rispondo agli onorevoli interroganti sulla base degli elementi forniti dal Ministro dell’istruzione, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna.

Il decreto-legge n. 172 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 3 del 2021, ha esteso, a partire dal 15 dicembre 2021, l’obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 anche al personale scolastico e ha disposto che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale avrebbe comportato, fino al 15 giugno 2022, per il personale interessato la sospensione dall’attività lavorativa e la mancata corresponsione della retribuzione e di altro compenso o emolumento, comunque denominati.

Lo scopo principale della misura era quello di incentivare il più possibile la campagna vaccinale in corso anche al costo di una conseguenza molto pesante per il personale che avesse scelto di non vaccinarsi. Con il miglioramento del quadro epidemiologico, testimoniato dall’uscita dallo stato di emergenza, il Governo ha valutato l’opportunità di rivedere le misure di contenimento e, soprattutto, le loro molteplici conseguenze. Con il recente decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, il Consiglio dei ministri ha unanimemente deciso di mantenere, fino al 15 giugno 2022, l’obbligo vaccinale.

Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano l’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni.

Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alla istituzione scolastica, quali, a titolo esemplificativo, le attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione e la conseguente sostituzione, per l’attività didattica, con supplenti.

La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre all’interno della comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze dell’inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità del docente dinanzi agli alunni. Come correttamente osservato dall’interrogante, la violazione di un obbligo non può restare privo di conseguenze. Si tratta, dunque, di un messaggio forte e coerente che si è voluto dare ai nostri giovani.

Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente díseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinanti di sostentarsi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio.

Tale decisione risponde, peraltro, anche all’esigenza di garantire il diritto alla salute agli alunni e alle alunne della classe non vaccinati e fragili e agli stessi docenti non vaccinati, nonché di meglio preservare la continuità didattica. In ultimo, relativamente alla copertura finanziaria delle sostituzioni dei docenti non vaccinati (quantificate in circa 3.800 unità), in questa prima fase, abbiamo dovuto utilizzare quota parte del fondo per la valorizzazione dei docenti. Vi è l’impegno dell’Esecutivo per reintegrare le risorse di tale fondo.