tribunale di Parma
Tribunale di Parma

Continua a destare scalpore la vicenda sul filo dell’assurdo di una maestra di un istituto comprensivo di Parma che, a seguito di rimproveri rivolti ai propri alunni per aver sporcato i bagni, ha ricevuto una condanna di un mese e 20 giorni di reclusione. Tante le polemiche a riguardo giunte da più parti, che mettono in luce un aspetto importante: che fine ha fatto la culpa in educando dei genitori?

Il caso della maestra denunciata

In questi ultimi giorni nelle pagine dell’informazione dedicate al mondo della scuola ribalza la notizia della maestra di un istituto comprensivo vicino a Parma condannata per aver rimproverato i propri alunni: l’insegnante 60enne ha ricevuto una condanna pari a un mese e 20 giorni di reclusione a seguito di un forte rimprovero mosso nei confronti di bambini allora frequentanti la classe V delle scuola primaria che avevano imbrattato con feci i muri dei bagni.

Denunciata dai genitori che hanno avallato la causa dei propri figli, nonostante la pubblica accusa avesse ritirato alla fine la querela per il non sussistere dei fatti, dopo 4 anni di processo, il giudice l’ha condannata per “abuso di mezzi di correzione”: la maestra avrebbe quindi esagerato nel rimproverare gli alunni. Non è la prima volta che i docenti subiscono una condanna, ma stavolta la faccenda ha dell’incredibile.

Non si considera la culpa in educando della famiglia?

Da qui è scoppiato lo scalpore tra sindacati, l’opinione pubblica, politica e il personale scolastico: chi di e per la scuola vive si chiede dove sia finita l’autorevolezza dei docenti, se gli alunni possono permettersi qualsiasi comportamento sicuri che i propri genitori li difenderanno in qualsiasi circostanza. E che ne è stata della culpa in educando di ogni padre e madre? Non dovrebbe essere in primis la famiglia a impartire le regole di un comportamento corretto per vivere insieme agli altri? Succede spesso che la scuola si ritrova da sola a trasmettere le norme dello stare insieme redarguendo gli studenti, poiché la famiglia o non interviene o giustifica l’operato dei figli scagliandosi contro l’insegnante, con azioni ingerenti nell’attività di formazione degli alunni.

Il caso della maestra quindi fa molto parlare e riflettere: la Lega ha chiesto una presa di posizione da parte della Regione e chiede un’ispezione alla Ministra della Giustizia Cartabia. Il sottosegretario all’Istruzione Sasso, in un post su facebook, mette in luce il duplice effetto negativo che ha prodotto la sentenza: gli alunni potranno pensare che sarà permesso ogni loro comportamento; gli insegnanti sono ancora una volta privati della propria autorevolezza e demoralizzati da un sistema che non considera la scuola un asse portante della società. “La dignità della maestra sarà sempre calpestata”.

Il ministero dell’Istruzione avrebbe dovuto contro-denunciare

Sul Corriere della Sera, lo scrittore Gramellini esprime tutto il suo disappunto, sottolineando come la scuola spesso si trovi davanti ad un muro rappresentato dalla mancanza di collaborazione dei genitori. E proprio su di loro ricade la sua attenzione: “Me la prendo con il Ministero dell’Istruzione che non ha sentito il dovere di contro denunciare quei genitori per culpa in educando”. Infatti, al di là del rimprovero più o meno severo da parte della maestra, resta l’atto compiuto da piccoli vandali, che, considerata l’età, avranno pur preso come esempio qualcuno a loro vicino.