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La carenza di docenti specializzati nell’insegnamento del sostegno alle attività didattiche agli alunni con disabilità è un aspetto che caratterizza da anni le scuole del Nord: in modo sistematico, ormai, in regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto, ad ogni inizio di anno scolastico, si va a caccia di insegnanti specializzati, per poi conferire supplenze a docenti privi del titolo. I numeri dei posti messi a bando per il VII ciclo del TFA non aiutano a risolvere questa situazione: occorre forse rendere più attraente tale professione?

Carenza di docenti specializzati al Nord

Il problema della grande carenza di docenti di sostegno nelle scuole del Nord è di vecchia data e si ripete ormai con sistematicità ogni nuovo anno scolastico: a settembre, infatti, si ripropone puntualmente la questione e si è costretti a conferire incarichi, nella maggior parte dei casi annuali, a insegnanti privi della specializzazione, nonostante la giurisprudenza a riguardo si sia espressa chiaramente. Il VII ciclo del TFA Sostegno non fornisce in tal senso alcun aiuto, considerata l’insufficienza dei posti messi a bando negli Atenei del Nord: in un precedente articolo abbiamo riportato le criticità segnalate dal sindacato CISL in merito.

E questa situazione si ripeterà anche per il prossimo anno scolastico, nonostante il Ministero dell’Università e della Ricerca, in una circolare di metà dicembre 2021, avesse sollecitato “un’ampia partecipazione volta a coprire il fabbisogno dei docenti specializzati sul sostegno didattico”.

Occorre un riconoscimento sociale ed economico del docente di sostegno

In un’intervista sull’‘Avvenire’, il rettore dell’Università di Foggia e coordinatore della Commissione Crui sulla formazione degli insegnanti, Pierpaolo Limone, indica come soluzione la valorizzazione della figura del docente di sostegno anche da un punto di vista economico: “Ho passato la vita a formare insegnanti di sostegno – ricorda –. È una professione molto difficile, che necessita di una preparazione specifica e accurata. Che, però, al Nord incontra una domanda di formazione inferiore rispetto al Sud e, di conseguenza, anche le università adeguano la propria proposta formativa.

Per invertire la tendenza si deve rendere più attraente questa professione, che senz’altro merita un riconoscimento, sociale ma anche economico, migliore. Insomma: rispetto alla specializzazione richiesta loro e alle responsabilità che sono chiamati ad assumersi, gli insegnanti di sostegno sono malpagati. Questo vale per l’intera categoria degli insegnanti, ma è ancora più evidente per i docenti di sostegno”.

‘Insegnanti con la valigia’

La carenza di docenti di sostegno al Nord, inoltre, alimenterà ancora la forte mobilità interregionale che caratterizza questa categoria di insegnanti: in molti si specializzeranno nelle Università del Sud, ma si vedranno costretti a dover spostarsi nelle regioni del Nord per lavorare, alimentando il fenomeno degli ‘insegnanti con la valigia’. Docenti che appena potranno ritorneranno, giustamente, nelle province di residenza, annullando di fatto però il principio della continuità didattica, fondamentale soprattutto per gli alunni con disabilità.

Ernesto Ciracì, presidente di Misos, l’associazione degli insegnanti di sostegno abilitati, mette in luce il problema: “Anche il prossimo anno scolastico tantissimi alunni disabili del Nord avranno insegnanti di sostegno supplenti e, in gran maggioranza, non abilitati. E questo avrà ricadute gravissime sul loro percorso formativo e di crescita personale. E sul loro diritto ad avere, come tutti, un’istruzione di qualità”.