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Continua il dibattito sull’uso – e l’abuso- delle chat a scuola, utilizzate molto più frequentemente rispetto ai canali ufficiali per lo scambio di informazioni tra docenti, alunni e famiglie. La questione, scoppiata a seguito di casi di alunni beffeggiati dalle maestre scoperti attraverso conversazioni via Whatsapp e di falsi messaggi tra una dirigente scolastica e un alunno maggiorenne, sta divampando sui social e sulle pagine dei quotidiani degli ultimi giorni: tra i tanti aspetti messi in luce, ci si chiede anche se sia necessario stabilire delle norme comuni che ne regolino l’uso.

Dibattitto sull’uso delle chat a scuola

Nonostante le posizioni di presidi, docenti, genitori e alunni siano a volte discordanti, tutti riconoscono il ruolo importante svolto dalle chat durante gli anni della pandemia, in cui hanno costituito uno strumento indispensabile per molti: tuttavia, rientrata l’emergenza sanitaria, si dovrebbe rivedere l’uso di questa comunicazione social e meno formale rispetto ai canali istituzionali.

Gli studenti reputano assurdo pensare che si possa ritornare al passato, mettendo da parte la tecnologia e i nuovi strumenti comunicativi. L’Associazione Nazionale Presidi, da cui è partito lo stop alle chat a scuola, da parte sua non è contraria all’uso, seppur limitato in situazioni di emergenze e urgenza: per i dirigenti scolastici, però, occorre regolamentarle. In un primo momento si pensava a norme comuni provenienti dall’alto, adesso invece si prospettano regole da definire in ciascuna istituzione scolastica.

I presidi chiedono un codice per regolamentarle

Antonello Giannelli, presidente nazionale ANP, infatti, sostiene che occorre un codice di autodisciplina redatto direttamente dalle scuole, per capire che si devono utilizzare in modo corretto, non distorto: a questo proposito per Giannelli, come riportato dal ‘Il Sole24 ore’, diventa “fondamentale la formazione di tutti i soggetti coinvolti”. “Non dimentichiamo che – conclude – queste tecnologie sono di recente introduzione e non c’è ancora un patrimonio comune di comportamenti”.

“Non siamo abolizionisti” – precisare Mario Rusconi, presidente Anp di Roma – “semplicemente vogliamo una regolamentazione che non faccia scadere le chat a scuola in una sorta di continuo ping pong aggressivo”, fermo restando l’uso confinato a situazioni emergenziali.

La posizione dei sindacati

Anche i sindacati riconoscono l’importanza che in talune circostanze rivestono le chat a scuola. All’Adnkronos, Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, afferma che ogni scuola, attraverso la propria autonomia e contrattazione, può regolamentarne l’uso: “Ogni associazione può definire legittimamente il suo codice deontologico, ma pensare che diventi norma e si trasformi in divieti e sanzioni, ci sembra sbagliato e da evitare assolutamente. La burocrazia nella scuola è un problema e mai la soluzione“, sostiene il sindacalista.

Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola, sottolinea il carattere informale delle comunicazioni via chat: ribadendo che occorrono canali ufficiali, sostiene che necessitano di regole, altrimenti rischiano di essere invasive.