docenti collaboratori
docenti collaboratori

Si torna a parlare della figura dei docenti collaboratori dei dirigenti scolastici che, in ogni contesto scolastico, rappresentano una risorsa indispensabile per il corretto funzionamento della scuola: il loro ruolo è, a volte, molto complesso, poiché svolgono compiti articolati e organizzativi, pur restando sempre degli insegnanti e ricevendo una retribuzione aggiuntiva piuttosto irrisoria. In base ad un sondaggio condotto dall’ANP, l’introduzione formale del ‘middle management’ a scuola risulta ormai indispensabile.

Il sondaggio ANP sul middle management a scuola

L’Associazione nazionale presidi ha condotto una survey sulla necessità di introdurre il middle management nell’ambito scolastico, vale a dire di rendere istituzionali i collaboratori del Dirigente Scolastico che svolgono le mansioni attribuite loro dalla dirigenza. Le scuole, con il passare del tempo, hanno visto, man mano, crescere le funzioni burocratiche a cui devono assolvere, che a causa della pandemia sono diventate più complesse.

In questo contesto burocratizzato, i dirigenti scolastici hanno sentito sempre più in misura maggiore la necessità del supporto dato dai docenti collaboratori, senza i quali in molte scuole non si sarebbe potuto garantire il regolare funzionamento della scuola. Già in passato l’ex ministra Azzolina aveva parlato dell’intenzione di ufficializzare il ‘middle management’ in ambito scolastico; infatti, ne proponeva il riconoscimento nell’atto di indirizzo per il 2021. Poi la questione è caduta nel dimenticatoio per essere ripescata recentemente dal ministro Bianchi che, in una diretta organizzata dal sindacato Gilda degli Insegnanti, aveva riconosciuto la necessità di questa figura come aiuto del dirigente scolastico nella gestione della scuola.

Dal sondaggio condotto dall’ANP emerge che “al middle-management hanno fatto capo anche funzioni o compiti non solo afferenti alla pandemia, ma anche quelli riguardanti altre aree (rapporti con l’esterno, redazione di progetti, curricolo, gestione dei conflitti, ricevimento dell’utenza ecc.) non espressamente ricompresi nelle deleghe e negli incarichi. A sottolineare la necessità della condivisione su questioni organizzative e gestionali è la frequenza con cui i dirigenti hanno interloquito con il loro staff sia formalmente che informalmente, attuando quella leadership condivisa e partecipata funzionale all’ottimale tenuta del sistema scuola”.

Occorre il riconoscimento contrattuale per i docenti collaboratori

Tuttavia, nonostante si riconosca l’importante ruolo svolto dai docenti collaboratori, nulla di concreto si è ancora fatto per ufficializzarne la figura anche da un punto di vista contrattuale: “Non sorprende, amaramente, l’esiguità del compenso accessorio mediamente attribuito a queste figure di sistema (ammonta a meno di mille euro) che spiega, però, l’urgenza della strutturazione di una carriera dei docenti tramite ruoli intermedi forti delle competenze organizzative, gestionali e relazionali proprie del rispettivo profilo professionale e degli standard ad esse correlati” si legge nel resoconto dell’ANP.

Occorre pertanto che al più presto avvenga il riconoscimento contrattuale del personale scolastico che collabora con i presidi, nonché una sua regolamentazione. Ma se per quanto riguarda il contratto tutto è fermo, anche per la regolamentazione non sembrerebbero esserci grandi novità: la riforma della scuola, alla voce formazione, infatti, non andrebbe a prevedere grandi cambiamenti in merito.

In un comunicato, il presidente ANP Antonello Giannelli ha infatti affermato: la riforma “non fa riferimento alcuno alle funzioni di sistema che costituiscono, nei fatti, la struttura del middle management e riduce il processo di empowerment del personale docente a una mera incentivazione salariale agganciata a percorsi formativi almeno triennali”.