Pugno sul tavolo
Pugno sul tavolo

Riforma reclutamento docenti, formazione legata agli incentivi salariali e rinnovo contratto: il mondo della scuola verso lo sciopero generale contro il decreto legge che apre le porte al nuovo contestatissimo sistema di reclutamento degli insegnanti. Una protesta che riguarda diversi aspetti, non solamente quello riguardante il reclutamento: quello, probabilmente, potrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso. Ma come si organizzeranno i sindacati?

Scuola, si va verso lo sciopero generale: come si presenteranno i sindacati?

La riforma del reclutamento, approvata dal Consiglio dei Ministri all’interno del Decreto PNRR2, continua a far discutere: mentre alcune forze politiche promettono battaglia in Parlamento, resta da vedere come organizzeranno la protesta i sindacati.

Fabrizio Reberschegg, tra i primi fondatori della Gilda, non ha mancato di sottolineare, in un suo editoriale, alcuni aspetti importanti, primo fra tutti il fatto che si sia atteso così tanto per mobilitare la categoria, visto che i presupposti (sin dal piano scuola del ministro Bianchi) non erano assolutamente incoraggianti, anzi.

Si ritiene opportuno, a questo proposito, un maggior coinvolgimento dei docenti e del personale della scuola, nell’ambito della mobilitazione. Il timore è quello di arrivare ad una firma del contratto con tanto di accettazione del bonus merito docenti ed annesso l’aumento dell’orario di lavoro con l’implementazione della formazione obbligatoria. Naturalmente, senza dimenticare l’aspetto ancor più rilevante di un misero aumento degli stipendi

Secondo Reberschegg, la mobilitazione non dovrebbe limitarsi, quindi, alla tradizionale indizione di uno sciopero. Si dovrebbe prevedere non solo lo sciopero, limitato, degli scrutini ma anche il blocco delle attività accessorie e facoltative per il prossimo anno scolastico. Tale blocco, comunque, dovrà essere preparato prima dell’inizio delle attività didattiche.

Un eventuale blocco delle attività accessorie, come sottolinea Reberschegg, avrebbe un peso importante per il funzionamento ‘ordinato’ della scuola e avrebbe almeno il risultato di far emergere tutto il lavoro aggiuntivo mal pagato con il FIS (o non pagato) dei docenti che consente alle scuole di funzionare.

Da qui la necessità, però, di una coesione di intenti da parte del comparto scuola e dei sindacati. I vari scioperi, indetti da questa o da quell’altra organizzazione sindacale, non possono raggiungere dei risultati concreti in quanto si tratta di iniziative isolate, seppur pienamente condivisibili negli obiettivi prefissi.
Fabrizio Reberschegg conclude con una frase emblematica: ‘È ora di finirla con scioperi che servono soprattutto per dimostrare l’esistenza di una o più sigle sindacali con risultati spesso irrilevanti’.