scuola
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Molte le critiche che il Decreto Legge n.36/2022 ha suscitato nel mondo della scuola: man mano che si analizza il testo, i docenti prendono coscienza della riforma del ministro Bianchi e delle conseguenze che essa comporta. Di seguito riportiamo lo sfogo e appello di un docente di scuola secondaria che ha scritto alla nostra redazione.

Riflessioni di un docente sulla riforma della scuola

“Arriva in Senato il nuovo Decreto 36 sulla formazione e il reclutamento degli insegnanti.
In soldoni si parla di formazione incentivata che già di per se è qualcosa di grave: basti pensare che solo il 40% dei docenti che prendono parte alla formazione avrebbero infatti diritto all’incentivo, sulla base di una graduatoria appositamente stilata, andando a introdurre un ulteriore criterio performativo, tutt’altro che basato su ciò che ogni docente ogni istante prova ad insegnare ai suoi discenti l’equità!

Ma ancor più grave è ciò che questo decreto nasconde: si cancellano in una manciata di anni circa 12mila docenti, si dimezza la carta del docente, utile anche per fare corsi di formazione e aggiornamento, di cui oggi beneficiano 700mila insegnanti di ruolo, e si incentiva ancor di più la già inspiegabile disunione tra docenti con un aumento ‘una tantum’, introducendo nella scuola una politica aziendalista-selettiva, in contrapposizione con il vero ruolo pubblico dell’istituzione scuola. La riforma addirittura “premia” chi non partecipa alla mobilità, andando a ledere il diritto alla famiglia. Inoltre, il decreto non considera i precari, mettendo anche loro in concorrenza con i nuovi docenti, eludendo ancora una volta le richieste della Commissione europea di lotta all’abuso di precariato.

Aspetti su cui puntare l’attenzione

E quindi, anziché discutere in Parlamento di:
rinnovare il contratto nazionale che è scaduto da ben 38 mesi (e con esso il nuovo sarebbe già vecchio perché anche quello sarebbe già scaduto da 2 mesi);
• recuperare 8 punti di inflazione;
• introdurre l’indennità di rischio biologico che non è mai stata presa in considerazione;
• raddrizzare gli stipendi più bassi di tutta Europa;
• del diritto al recupero del potere d’acquisto per tutti ed ad un cambio di rotta che porti si ad aumenti economicamente sostenibili, ma anche e soprattutto socialmente accettabili;
• di buoni pasto per i lavoratori della scuola che oggi ormai vedono i propri cari a tavola solo una, due volte la settimana;
• e di molto molto altro….
si parla invece sempre e solo di tagli, perché di questo si tratta: celato infatti sotto il nome di Decreto 36 c’è in verità un decreto umiliante, anche solo minimamente perché porta ad un aumento dell’effettivo impegno lavorativo, senza che a questo corrisponda una retribuzione extra. Davvero una riforma che fa sprofondare ancora di più ciò che è rimasto della nostra scuola. Un vero tradimento.

E forse noi insegnanti, ora più che mai dovremmo, uniti, scendere in piazza, farci sentire. Un esempio di vita come Giovanni Falcone diceva che quando sembra che si sta per toccare il fondo, quello è il momento in cui non si può più aspettare, in cui bisogna smetterla di lamentarsi e in cui è necessario rimboccarsi le maniche. Ne vale del nostro futuro, delle future generazioni. Dobbiamo essere da esempio e fermare questo scempio prima che sia troppo tardi! Tutti noi insegnanti! UNITI!