gita scolastica
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Torniamo a parlare delle gite scolastiche che, grazie all’allentamento delle misure anti Covid, ogni scuola può nuovamente organizzare. Stavolta, però, ci soffermiamo su un aspetto diverso rispetto al ruolo/doveri che gli insegnanti rivestono in queste attività e riflettiamo sulla recentissima notizia giunta da una scuola di Lecce in cui degli alunni indisciplinati non hanno avuto il permesso di prendere parte ad una gita. Di seguito la ricostruzione della vicenda e alcune riflessioni in merito.

Alunni esclusi dalla gita scolastica a Lecce

Dopo due anni di stop, sono ripartiti i viaggi di istruzione e le uscite didattiche. Ma non per tutti però: nella scuola secondaria di I grado Alighieri Diaz di Lecce, la preside ha deciso di non fare partecipare alcuni alunni indisciplinati. Si tratta in particolare di 8 studenti della seconda media che, a detta della dirigente scolastica, hanno mostrato comportamenti “al limite della delinquenza minorile”: per la preside Giuseppina Cariati, se questi alunni si fossero uniti ai compagni, durante la gita scolastica si sarebbe potuta compromettere la sicurezza di tutti.  

Intervistata dal ‘Quotidiano di Puglia’ la dirigente spiega le motivazioni della decisione presa: in un primo momento, il consiglio di classe aveva optato per non far partecipare l’intera classe in questione alla gita, escludendo di fatto tutti gli studenti. A seguito delle lamentele da parte dei genitori degli alunni rispettosi, però, la dirigente ha preso la decisione di escludere solo gli 8 alunni eccessivamente turbolenti. La preside è andata anche oltre, imputando la colpa dell’atteggiamento scorretto in primis alla famiglia e chiamando in causa la culpa in educando propria dei genitori: “Nessun genitore può pretendere che la scuola ponga rimedio, in cinque ore al giorno, a quanto non viene insegnato a casa”.

L’esclusione degli alunni è discutibile?

L’esclusione dalla gita scolastica sta già facendo discutere sui social genitori e docenti. Per la preside “la vivacità di un ragazzino non è mai motivo di punizione, non potrebbe esserlo: siamo docenti, formati per formare ed educare. Ma in questo caso parliamo di alunni completamente allo sbando, per i quali abbiamo più volte richiamato i genitori: non possono pretendere che sia la scuola a supplire a una educazione che si impara, principalmente, fra le mura di casa”.

Questa vicenda sottolinea il difficilissimo compito che svolgono i docenti, il cui lavoro è appunto educare e formare, non punire. Ma cosa fare di fronte a situazioni simili? È giusto che la scuola escluda gli alunni o l’esclusione è diseducativa? La gita scolastica di per sé si dovrebbe considerare al pari di ogni altra attività didattica, anzi spesso ricopre un valore formativo molto più alto di qualsiasi altra lezione svolta all’interno delle aule: in genere, ciò che si apprende in gita non si scorda mai.

Nello stesso tempo, è nota la grande responsabilità che si assume un docente quando accompagna i propri alunni: è comprensibilissimo, quindi, il non volere incorrere in nessun problema o pericolo da parte dell’insegnante in presenza di studenti eccessivamente indisciplinati. Del resto, è anche vero che a volte le punizioni sono educative, non si limitano ad uno sterile valore punitivo.

L’importanza della sinergia con la famiglia

Sapere cosa fare e decidere come comportarsi diventa quindi molto complesso, perché in entrambi i casi di esclusione o inclusione gli aspetti da valutare sono tanti. Al quotidiano ‘Repubblica’ (edizione di Bari), i genitori degli alunni esclusi dalla gita scolastica hanno dichiarato che tale decisione “può soltanto arrecare ulteriori danni nel percorso scolastico ed educativo“. La preside, da parte sua, ha lamentato la completa assenza delle famiglie. Cosa fare allora? Forse si dovrebbe rafforzare maggiormente e rendere fattivo il patto di corresponsabilità che ad inizio di ogni nuovo anno si stringe con i genitori: se non si lavora in sinergia con loro, il successo formativo dei ragazzi promosso dalla scuola potrebbe essere difficile da raggiungere o non realizzarsi affatto.