scuola Pirelli
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Si chiude un’altra pagina della triste vicenda del bimbo precipitato dalle scale della scuola che frequentava: secondo i giudici, la maestra del piccolo Leonardo non poteva evitare il tragico incidente. Il tribunale ha assolto, infatti, l’insegnante a distanza di circa due anni e mezzo dal dramma accaduto. Ancora in corso il processo alla docente di sostegno.

Maestra assolta per la morte del bimbo precipitato

Nessuno dimenticherà mai la tragedia del bimbo precipitato dalla tromba delle scale della scuola primaria Pirelli di Milano, morto a soli 5 anni. Sotto processo la maestra, la docente di sostegno e la collaboratrice scolastica (che ha patteggiato la pena): la quinta sezione della Corte d’Appello, presieduta dal giudice Antonio Nova, ha ritenuto non colpevole l’insegnante, precedentemente accusata di concorso in omicidio colposo. Per la docente di sostegno, continua, invece, il processo in primo grado, che si svolge con rito ordinario, non abbreviato.  

Le  motivazioni della sentenza

Nella sentenza riportata dall’Ansa, così si motiva l’assoluzione della donna per la morte del bimbo precipitato: “Nonostante l’omissione di cui si è resa responsabile (consistita nel non avere assicurato la sorveglianza dell’alunno fuori dalla classe, nel non averlo affidato alla supervisione di alcuno altro adulto e di avergli consentito di andare in bagno da solo, e senza neppure avere cercato l’accompagnamento di un collaboratore scolastico), il bambino veniva a un certo punto ugualmente preso in carico da chi (la collaboratrice scolastica, ndr) aveva un’autonoma posizione di garanzia nel riportarlo in classe sano e salvo”.

Alla luce di tutti questi motivi, secondo i giudici non si può determinare con certezza “il nesso di causalità tra la iniziale condotta colposa e omissiva” della docente e la successiva morte del bimbo. La sentenza sottolinea inoltre che la triste vicenda “nella sua specificità e nello sviluppo tragico del suoi verificarsi non è rimproverabile all’imputata in quanto la situazione di affidamento a un collaboratore, che la condotta inizialmente omessa doveva garantire, si era comunque verificata”.

Infine la sentenza precisa che anche qualora l’insegnante “avesse chiamato la bidella fin da subito e avesse affidato il bambino all’adulto nell’immediatezza dell’uscita dell’alunno, non vi è prova certa che qualcosa sarebbe cambiato in tal caso rispetto al successivo tragitto (rivelatosi fatale), lungo il quale il piccolo, ormai perso di vista anche dalla collaboratrice scolastica, faceva rientro in classe”.