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Il sostegno alle attività didattiche agli alunni con disabilità occupa un posto di estrema importanza all’interno del contesto scolastico: in un precedente articolo, abbiamo riportato l’allarme che ‘Repubblica’ ha lanciato in merito, mettendo in evidenza che, dal prossimo anno scolastico, il 70% degli studenti non avrà più il proprio docente di sostegno. Per il quotidiano, questo è il risultato della mobilità: per il sindacato Cisl Scuola, invece, sono ben altre le cause per cui non si potrà garantire la continuità didattica.

Per la Cisl scuola la mobilità non ostacola la continuità sul sostegno

Dal prossimo anno scolastico, il 70% degli alunni non avranno più il docente di sostegno che li ha supportati durante quest’anno: a lanciare l’allarme è un articolo di ‘Repubblica’, secondo cui si prevede un vero e proprio ‘disastro educativo’. A causarlo sarebbero gli esiti della mobilità recentemente ottenuti, in base ai quali circa 22mila docenti specializzati hanno ottenuto il trasferimento richiesto, ostacolando di fatto la continuità didattica per gli alunni più fragili.

Per il sindacato Cisl Scuola, però, si commette un grande errore nel ritenere i movimenti territoriali e professionali la causa che non permette la continuità del sostegno agli alunni con disabilità: per la segretaria regionale Ivana Barbacci, che reputa la questione un grave e reale problema, infatti, non si deve sbagliare bersaglio imputando tutto alla mobilità. La difficoltà di garantire gli stessi docenti specializzati si deve collegare a ben altri problemi, di vecchia data e intrinsechi al sistema scolastico italiano.

Le vere cause che rendono molto difficile la continuità didattica

Per Ivana Barbacci, infatti, la non continuità sul sostegno deriva dall’“enorme squilibrio tra organico di diritto (quello su cui si possono costituire cattedre stabili) e quello effettivamente necessario a soddisfare il fabbisogno: i posti che possono essere coperti con personale di ruolo sono poco più della metà di quelli attivati ogni anno, non riconoscere che quel fabbisogno rappresenta un dato strutturale è negare la realtà”. Tuttavia, succede che anche i posti di diritto si occupano ricorrendo a supplenti, poiché non ci sono abbastanza docenti specializzati per ricoprirli, soprattutto nelle scuole del Nord: il sindacato, del resto, aveva già denunciato l’ineguaglianza della distribuzione territoriale in riferimento ai posti messi a bando dalla Università per il TFA.

Inoltre,  per la segretaria generale, se interpretati correttamente, i dati sulla mobilità dimostrerebbero proprio il contrario di quanto sostenuto dal quotidiano: “il numero di trasferimenti su sostegno riportato in questi giorni su ‘Repubblica’, in realtà, comprende circa 11.000 movimenti che non sono effettivamente tali, in quanto corrispondono ai docenti assunti dalle GPS di I fascia, la cui conferma in ruolo avverrà dal prossimo 1° settembre e che saranno confermati, se definitivamente assunti, proprio sul posto in cui stanno lavorando quest’anno. La mobilità, dunque, non ha ostacolato la continuità, al contrario l’ha favorita”.