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Dopo lo sciopero della scuola di lunedì 30 maggio, è il momento di fare delle valutazioni: nonostante le dichiarazioni di soddisfazione espresse da parte dei sindacati nella nota unitaria diramata all’indomani della dimostrazione, la percentuale del personale scolastico che ha aderito alla protesta tende a rimanere sempre su livelli bassi. La maggior parte dei docenti, ATA e personale educativo non è scesa in piazza per scioperare, ha preferito rinunciare al proprio diritto di protestare: quali potrebbero essere i motivi?

Le probabili motivazioni che hanno determinato una partecipazione non alta allo sciopero della scuola

Anche se si è registrata una maggiore partecipazione rispetto agli altri scioperi indetti durante l’anno scolastico, il livello di adesione del personale scolastico allo sciopero della scuola si attesta intorno al 20%: cifra che rimane sempre comunque bassa, soprattutto se rapportata con le aspettative che si avevano e con i numeri del passato. Eppure i motivi per dissentire sono molto validi: rinnovo del contratto che non arriva, aumenti stipendiali previsti irrisori, tagli all’organico e alla carta docente, importanti cambiamenti sia in termini di reclutamento che di formazione continua introdotti dal Decreto Legge 36/2022.

Quali allora le possibili ragioni? Sui vari social i commenti da parte del personale scolastico: in linea di massima, a prevalere è una sorta di sfiducia nei confronti delle sigle sindacali, accusate di non difendere più da tanto tempo gli interessi dei lavoratori in modo concreto. Emerge poi anche una forte disinformazione, addebitabile sì ad una responsabilità personale, ma non del tutto: tantissimi docenti non conoscono ciò che accade al di fuori della scuola in cui prestano servizio, non hanno cognizione di ciò che avviene al livello legislativo e contrattuale, ma guardano solo al risultato finale che risponde alle esigenze personali, trascurando tutto il resto.

Nello stesso tempo, da quanto emerge dai commenti, le RSU appena elette non avrebbero condotto la campagna di informazione che la situazione richiedeva: in molti casi, infatti, sono state proprio assenti, né diffondendo le motivazioni dello sciopero, né sensibilizzando i colleghi. Infine, tantissimi non hanno aderito per non subire la decurtazione dello stipendio: per molti, soprattutto per i precari, il sacrificio economico da fare sarebbe stato consistente.

‘Occorreva bloccare scrutini ed esami’ e ‘non era il momento giusto’

Intervistata dal quotidiano ‘Repubblica’, un’insegnante spiega di non aver partecipato allo sciopero della scuola perché certa che non avrebbe portato a nessun grande risultato e di essere ormai disillusa: per la docente, infatti, si sarebbe dovuto attuare qualcosa di più concreto, come in passato, quando si sono bloccati gli scrutini e gli esami. Ha affermato infatti: “Scioperare un giorno non serve a nulla. L’unico sciopero che ottenne veramente qualcosa risale al 1987 con lo sciopero di scrutini ed esami. Questo sciopero alla fine concederà alla categoria qualche briciola ma in fondo la scuola rimarrà così com’è”.

Per il presidente nazionale dell’ANP, Antonello Gianelli, non era il momento giusto per scioperare: all’Adnkronos ha dichiarato che “la scarsa adesione allo sciopero indetto da tutte le organizzazioni sindacali conferma quanto ho già detto nei giorni scorsi. A parte il fatto che non è il periodo giusto, dopo un anno scolastico così complesso, credo che le motivazioni dello sciopero non abbiano intercettato le esigenze della categoria, riferibili piuttosto alla riqualificazione professionale e al miglioramento retributivo”.