immissioni in ruolo
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Immissioni in ruolo docenti per l’anno scolastico 2022/23, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha parlato di circa 60mila assunzioni (qualcosa in più, tra i 61 e i 63mila) che si andranno a sommare ai 57mila del 2021. Questi numeri che andranno, comunque, confermati, non riuscirebbero ad ogni modo a colmare tutti i vuoti dell’organico, stimati in 79mila cattedre circa. I sindacati hanno già lanciato l’allarme in vista del prossimo anno scolastico, mentre il Ministero dell’Istruzione, invece, punta sulla conclusione dei concorsi.

Immissioni in ruolo anno scolastico 2022/23, i conti non tornano: l’allarme dei sindacati

I sindacati hanno snocciolato i numeri relativi ai posti scoperti per il prossimo anno scolastico, 79.765 incluso il sostegno. In particolare, si tratta di 5.255 per la scuola dell’infanzia, 20.923 per la primaria, 24.136 per la scuola secondaria di primo grado e di 29.451 per quella di secondo grado.

Il Ministero dell’Istruzione punta sui concorsi, visto che in alcune Regioni (per diverse cdc) le graduatorie ad esaurimento risultano già vuote da anni. Ma le incognite in merito ai diversi concorsi che si sono svolti e che si svolgeranno a breve (concorso STEM, concorsi ordinari e lo straordinario bis in partenza) sono moltissime, a cominciare dalla loro conclusione ‘in tempo’ per le operazioni relative alle immissioni in ruolo. Soprattutto, però, ci sarà da fare i conti con l’altissimo numero di candidati bocciati, dopo le vibranti polemiche che hanno accompagnato i ‘quiz a crocette’.

Come sottolinea il quotidiano economico ‘Il Sole 24 Ore’ di oggi, lunedì 6 giugno, dopo le operazioni relative alle immissioni in ruolo, entreranno in gioco le nuove GPS valide per il prossimo biennio 2022/23 e 2023/24: con queste prospettive, ovvero con i concorsi che hanno ‘premiato’ pochi vincitori, si prevede un altro anno scolastico all’insegna della ‘supplentite‘, con moltissimi contratti a tempo determinato.

I sindacati hanno già espresso la loro forte preoccupazione per ciò che, con tutta probabilità, accadrà a settembre, con una nuova ‘caccia’ al docente, nonostante i proclami del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sulla (contestatissima) riforma del reclutamento e i concorsi con cadenza annuale che, almeno fino al 2024, però, non cambieranno sistema.