scuola, aula vuota
aula vuota

L’emergenza sanitaria che ha pesantemente influito su tutti gli aspetti della vita quotidiana sembra adesso essere rientrata: anche a scuola, nonostante l’anno appena concluso sia stato comunque ancora complesso, nella maggior parte dei casi dal punto di vista didattico si sono ripristinate le prassi dell’era pre Covid. Si è tornati anche a bocciare, in particolar modo nella scuola secondaria di secondo grado, così come risulta dai dati riportati dal Ministero dell’Istruzione: la non promozione, però, costituisce un pesante aggravio per le casse dello Stato.

A scuola ritornano le bocciature

Alle scuole superiori si è ritornati a bocciare gli studenti con gli stessi livelli dell’epoca prima dell’emergenza sanitaria: ieri, 14 giugno, il ministro dell’istruzione ha reso noti i dati analitici degli scrutini in riferimento all’anno scolastico 2020/2021, dati che appaiono preoccupanti. Si tratta, infatti, di circa l’8,3% sul totale, vale a dire 180 mila alunni che si ritrovano costretti a ripetere un anno di studi: valore per altro uguale al livello registrato nell’anno scolastico 2019, quando ancora la pandemia era un tema ricorrente solo in ambito cinematografico.

Come ricordiamo, il 2020 fu un anno di stop alle bocciature, in cui infatti si sono ‘imposte’ promozioni ope legis dall’allora ministra dell’istruzione Lucia Azzolina per ovviare all’emergenza sanitaria che si era abbattuta anche sulla scuola, costringendo a lunghi periodi di DAD.

Bocciati maggiormente gli alunni del secondo anno

Adesso, però, gli studenti e le studentesse più deboli didatticamente parlando si ritrovano a fare i conti con le tante lacune che, man mano, si sono accumulate, anche a causa del ricorso alla Didattica a distanza: questo si evince anche dai dati riportati dal ministero, secondo cui si sono respinti in misura maggiore i ragazzi del secondo anno della scuola superiore, invece di quelli frequentanti il primo. Nel 2021, infatti, il 10,5% degli alunni della seconda classe non ha ricevuto la promozione, a fronte dell’8,5% delle matricole: alle superiori, in genere, il primo anno ha sempre rappresentato il momento maggiore di scrematura e il vero ostacolo da superare.

Secondo Antonello Giannelli, presidente nazionale ANP, “si tratta del ripristino delle prassi didattiche pre Covid”, e “sarebbe stato utile puntare maggiormente sulle attività di recupero, finanziandole maggiormente” ha affermato a ‘Repubblica’.

Quanto costa bocciare?

Le bocciature, su cui l’opinione degli stessi docenti molto spesso non è unitaria, rappresenta anche un costo per lo Stato: un alunno bocciato, infatti, nella maggior parte dei casi ripete l’anno, costituendo quindi un aggravio sulle casse statali. Partendo dal calcolo del Costo Medio Studente che il Ministero effettua per la ripartizione dei contributi alla scuola paritaria, uguale a 8.736 euro a studente, bocciare costerebbe circa 1,57 miliardi di euro all’anno: facendo il ragionamento inverso, quindi, se ogni anno tra giugno e settembre, si promuovessero tutti gli alunni frequentanti, lo Stato potrebbe risparmiare oltre un miliardo e mezzo di euro all’anno.