quota 41
Cartello, numero 41

Fino ad ora, fra le varie ipotesi ancora sul tavolo a proposito della prossima Riforma pensioni, ha continuato a farsi spazio anche la cosiddetta Quota 41 per tutti. Ad oggi, però, il Governo sembra essere maggiormente orientato verso altre possibilità. Che cosa accadrà, quindi, a partire dal 2023?

Tramonta l’ipotesi di Quota 41 per tutti?

Non ci sono ancora idee abbastanza chiare sul futuro assetto pensionistico. Tuttavia il Governo sembra allontanarsi sempre di più dall’ipotesi di introdurre la Quota 41 per tutti. Una misura fortemente voluta dalla Lega e dai sindacati che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Come ha infatti evidenziato anche il presidente Inps Pasquale Tridico durante la presentazione dell’indagine Inps-Upb su Quota 100, un simile meccanismo non sarebbe sostenibile per le casse dello Stato. In quanto comporterebbe una spesa ulteriore di 18 miliardi di euro fino al 2025 che andrebbe così ad aggiungersi ai 23 miliardi già spesi alla stessa data per Quota 100.

Inoltre, al di là dei limiti in termini di budget, l’introduzione di Quota 41 per tutti non avrebbe neppure particolari vantaggi per i lavoratori. Dato che ad oggi è già possibile accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi. 41 anni e 10 mesi per le donne.

Gli scenari possibili

Ad ogni modo, l’Inps non boccerebbe soltanto l’ipotesi di Quota 41 per tutti, ma anche la flessibilità a 64 anni in cambio del ricalcolo contributivo. Benché infatti questa misura costerebbe molto meno della precedente, sarebbe comunque troppo dispendiosa per le casse dello Stato poiché si aggirerebbe intorno ai 6 miliardi di euro fino al 2025.

Pertanto, lo scenario più accredito continua ad essere al momento la pensione divisa in due quote proposta da Pasquale Tridico. Una soluzione che permetterebbe senza dubbi di risparmiare ingenti somme di denaro, garantendo allo stesso tempo una serie di agevolazioni per i lavoratori. Tale proposta, di fatto, verrebbe a costare all’incirca 3 miliardi di euro.