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Nel giorno dell’approvazione in Senato del Decreto Legge 36/2022, sono diversi i commenti e le polemiche del personale scolastico che riempiono le pagine dei social: malcontento verso una legge che non attribuisce più risorse alla scuola, che non investe, ma taglia e ricorre a fondi disponibili nei prossimi anni derivanti dalla forte denatalità. Di seguito, pubblichiamo il commento di un docente di scuola secondaria di I grado giunto alla nostra redazione.  

Una stagione ‘drammatica’ per la scuola italiana

La scuola pubblica italiana vive l’ennesima stagione ‘drammatica’, forse la peggiore della sua esistenza: si tagliano più di 10.000 cattedre per finanziare la formazione dei docenti. Anziché diminuire il numero di alunni per classi e garantire a tutti un’istruzione migliore si conta sulla denatalità per giustificare questo taglio. Sa quasi dell’incredibile dover assistere a questa visione totalmente distorta della pubblica istruzione, della nostra scuola, all’interno della quale per il nostro ministro Bianchi il problema è da imputare ai docenti e alla loro formazione.

Dopo la laurea, i 24 CFU, il TFA alla modica cifra di 4000 euro, il concorso a crocette con domande ministeriali riportanti errori da matita blu, la prova pratica, quella scritta, di informatica, di inglese e l’orale i docenti non risultino abbastanza formati per il ministro Bianchi: su cos’altro dovrebbero prepararsi ancora? Sembrerebbe quasi che questa perenne lifelong trainings dovesse giustificare la presenza degli Enti di formazione e dei loro direttivi, che inevitabilmente ne ricavano importanti guadagni.

Cosa si dovrebbe fare?

Mettiamola così: chi dovrebbe formarsi sulla scuola pubblica forse sarebbe proprio il ministro Bianchi, perché con 15 miliardi in arrivo dal PNRR, governo e amministrazione scolastica avrebbero dovuto avere solo una priorità: dimezzare il numero di alunni per classe e incrementare il personale, perché occorre aumentare il numero di cattedre, non certo ridurlo, come invece si vuole fare, assieme alla spesa per la Scuola rispetto al Pil. E tutto questo a partire dal 2025.

Invece si tagliano le spese della pubblica istruzione a discapito di quelle militari. Una società sana dovrebbe premiare il merito, punire i mascalzoni e soprattutto investire nell’istruzione. Di fronte a tutto questo rimarrebbe da fare una sola cosa al ministro Bianchi e al governo: stralciare il Decreto 36 approvato al Senato, perché non ‘s’ha proprio da fare’.