Percorsi formativi abilitanti
Percorsi formativi abilitanti

Riforma reclutamento, il vice presidente della Commissione Cultura al Senato, Mario Pittoni, è tornato a parlare della questione riguardante i percorsi formativi abilitanti soffermandosi, in particolar modo, sul rischio che questi possano prevedere un numero chiuso. 

Il senatore Mario Pittoni torna sulla questione legata ai percorsi formativi abilitanti

‘L’eccesso di lacci e laccioli è diventato il primo problema della scuola – ha esordito il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega – Non si ripeta in particolare l’errore fatto con il Tirocinio formativo attivo (Tfa) a numero chiuso, all’origine della grave carenza di docenti specializzati sul sostegno e in generale di insegnanti abilitati. Tant’è che nel 2013 inventammo i Percorsi abilitanti speciali (Pas) senza numero chiuso che invece, guarda caso, hanno funzionato’.

Il senatore Mario Pittoni ha sottolineato il fatto che, recentemente, il ministro dell’Università Cristina Messa, rispondendo in audizione a una precisa domanda del senatore, si sia ‘impegnata a non irrigidire l’accesso ai percorsi formativi abilitanti all’insegnamento col numero chiuso. Ma è forte la pressione dei tecno-burocrati, che lo presentano quasi come passaggio obbligato dimenticando che è praticamente impossibile individuare numeri affidabili (a conferma dell’urgenza di tornare a un governo politico)’.

Pittoni: ‘Non prendiamoci in giro, si ammetta che c’è chi sulla scuola vuole risparmiare, non investire’ 

‘Non prendiamoci in giro – rincara la dose Pittoni – raccontando che l’offerta formativa dev’essere tale da soddisfare il fabbisogno senza ingenerare situazioni di sovrannumero di docenti che non possono essere stabilizzati, quando sappiamo bene che nella stragrande maggioranza dei casi il problema è opposto: ogni anno le strutture scolastiche sono costrette a impegnare mesi per cercare, e non sempre con successo, quasi 200 mila supplenti per coprire i buchi”.

‘Si ammetta finalmente che c’è chi sulla scuola vuole risparmiare, non investire – prosegue il responsabile del Dipartimento Scuola della Lega – Per cui prova a rallentare il percorso già a ostacoli degli insegnanti con quote e riserve che portano a prove preselettive e inefficaci quiz a crocette, addossando la colpa a Bruxelles (che dubito c’entri realmente). Visto anche l’enorme pregresso che non è certo di responsabilità dei docenti, torneremo quindi alla carica con la richiesta di estensione della fase transitoria – conclude Pittoni – almeno fino al 2026′.