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Il Governo prevede di inserire nel Decreto Aiuti Bis interventi sugli stipendi, tramite un ulteriore taglio del cuneo fiscale. Tra le ipotesi al vaglio c’è l’aumento all’1% della decontribuzione dei redditi fino a 35 mila euro l’anno, he porterà un aumento degli stipendi netti. In cosa consiste questo taglio? Quando dovrebbe essere applicato?

Taglio cuneo fiscale nel Decreto Aiuti Bis

Nella busta paga dei lavoratori c’è una somma che va allo Stato come contributo per la pensione. Questa quota nel settore privato è pari al 9,19%, nel pubblico all’8,80%. Il taglio dei contributi previsto dal nuovo decreto Aiuti abbasserebbe questa quota così che il lavoratore continua a maturare la stessa pensione, ma con un risparmio sugli importi versati.

Ma parliamo di numeri. L’ipotesi più in voga, riportata anche dal Messaggero, è quella di un ulteriore taglio dei contributi a carico del lavoratore tra lo 0,8% e l’1%. Attualmente la riduzione del versamento dei contributi, infatti, è dello 0,8% ed è valida fino a dicembre 2022. Da settembre quindi ci dovrebbe essere un taglio dei contributi che nelle migliori ipotesi arriva all’1,8%. Si applica a coloro che hanno una retribuzione mensile lorda non superiore a 2.692 euro al mese, che equivale a poco meno di 35 mila euro l’anno, parametrata su 13 mensilità.

A quanto corrisponde l’aumento?

L’ulteriore taglio del cuneo fiscale comporterebbe un aumento in busta paga progressivo, in base allo stipendio percepito dal lavoratore. Nel caso di redditi più alti, si arriverebbe ad un incremento totale fino a 200 euro, nei mesi tra settembre e dicembre.

Con uno stipendio di 1500 euro al mese lordi lo sgravio contributivo dell’1,8% corrisponderebbe a circa 27 euro al mese, per un totale di 108 euro al mese. Ma occorre ricordare che i calcoli vanno fatti sulla singola situazione del lavoratore, essendo il criterio parametrato all’imponibile medio mensile.