Consiglio di Stato
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Personale ATA, doppia sentenza del Consiglio di Stato (N. 7383 e N. 7376/2022 emesse in data 23 agosto dalla Sezione Settima) attraverso le quali sette aspiranti Ata hanno ottenuto la piena valutazione del servizio militare per le graduatorie di III fascia del personale ATA “anche se prestato prima dell’impiego alle dipendenze della pubblica amministrazione”.

ATA, duplice sentenza Consiglio di Stato: riconosciuta piena valutazione del servizio militare

I ricorrenti, aspiranti all’inserimento nella III fascia del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) della scuola, hanno agito – con ricorso amministrativo – per il riconoscimento del servizio militare di leva, in sede di aggiornamento delle graduatorie, affidando il mandato difensivo ai legali Aldo Esposito, Ciro Santonicola e Gianluca Fuccillo.

La normativa ministeriale ostile è stata contestata nella parte in cui prevede che il punteggio per il servizio militare di leva – 6 punti per ogni anno di servizio e punti 0,50 per ogni mese di servizio o frazione superiore a 15 giorni – si riferisce alla sola ipotesi in cui, questo servizio, sia stato prestato “in costanza di rapporto di impiego”.

In primo grado, la sentenza dell’adito Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, ha respinto il ricorso. I legali hanno appellato il provvisorio rigetto, ribaltando la decisione.

Fondamento del ricorso

Dal momento che il servizio militare:

  • – è valutato ai fini del conferimento degli incarichi e delle supplenze al personale docente, educativo e non docente delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative;
  • – è valido a tutti gli effetti, come precisato dal Testo Unico Scolastico (Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, art. 485, comma 7);
  • – è valutato nei pubblici concorsi con lo stesso punteggio che le commissioni esaminatrici attribuiscono per i servizi prestati negli impieghi civili presso gli enti pubblici, come prevede l’art. 2050 del codice dell’ordinamento militare;

si ritiene doveroso attribuire, a chi ha adempiuto al proprio dovere di servire la Patria, un vantaggio compensativo del sacrificio subito, rispetto alle aspettative di sistemazione lavorativa, nel tempo in cui ha assolto il dovere sancito dalla Costituzione.

In particolare, con specifico riferimento alla circostanza per cui il punteggio – per l’anno di servizio militare – deve essere valutato “interamente”, anche in assenza di un rapporto lavorativo già in essere per l’aspirante A.T.A., il Consiglio di Stato afferma: “Se si pone l’esigenza di ristorare chi ha svolto il servizio militare di leva del sacrificio subito, sotto forma di pregiudizio alle aspettative di progressione di carriera e della propria posizione lavorativa, non è evidentemente negabile che un pregiudizio analogo è predicabile nei confronti di chi un lavoro debba ancora ottenerlo, e nondimeno vi debba rinunciare durante il servizio prestato nelle forze armate”.

Risulta, dunque, erronea l’interpretazione proposta dal Giudice di Primo Grado, secondo il parere del Consiglio di Stato – in piena sintonia con la proposta interpretativa avanzata dai legali Aldo Esposito, Ciro Santonicola e Gianluca Fuccillo – dovendo essere accolto l’appello.