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Consiglio dei Ministri

Il DPCM relativo al percorso di formazione iniziale dei docenti, quello che fa riferimento alla legge di conversione del decreto PNRR 2, non ha ancora visto la luce: anzi, come riporta l’edizione odierna di ‘Italia Oggi’ (martedì 30 agosto) la bozza del testo non sarebbe nemmeno giunta sul tavolo del governo, vuoi per la crisi dell’esecutivo, vuoi per la particolare complessità del provvedimento. Restano alcuni nodi da sciogliere, come quello dei CFU, dei precari e dei tirocini.

Formazione iniziale docenti, DPCM ancora in stand by: i nodi ancora da sciogliere

La normativa approvata nel mese di giugno scorso prevede, oltre al percorso ordinario, un percorso semplificato per i docenti precari che possiedono almeno 3 anni di servizio e una fase transitoria che permetterà di conseguire, fino al 31 dicembre 2024, la metà dei 60 CFU richiesti.

Come riporta ‘Italia Oggi’, uno dei punti di discussione riguarda il peso dei 60 CFU in relazione alle diverse aree disciplinari, nello specifico tra didattica, pedagogia e disciplina. Oltre a questo, bisognerà vedere come verrà applicata la norma che intende ‘favorire la coerenza dei percorsi universitari e accademici di formazione iniziale con le professionalità richieste al docente per favorire la trasformazione digitale dell’organizzazione scolastica e dei processi di apprendimento e insegnamento’.

Un altro punto particolarmente importante è quello che riguarda il rapporto tra il fabbisogno di cattedre e il numero di corsi attivati, sui quali l’ultima decisione spetta alle singole Università. Altra questione da definire è quella legata alle modalità attraverso le quali saranno riconosciuti i CFU ed, in particolar modo, se e in quale misura i docenti precari potranno far valere, come tirocinio, il servizio svolto in classe. 

Il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, Mario Pittoni, ha concentrato la propria attenzione su questi aspetti. Per quanto concerne il cosiddetto numero ‘chiuso’, a destare particolare preoccupazione è il nodo relativo alla quantificazione delle ‘riserva di posti’ per i docenti delle scuole statali e paritarie con un contratto in essere: infatti, qualora non vi fosse alcuna limitazione ai posti per i corsi abilitanti, non sarebbe necessaria una riserva. 

Per quanto riguarda il tirocinio, invece, da tenere in considerazione, come sottolinea ‘Italia Oggi’, non è solamente la pratica dell’insegnamento ma anche altre attività come l’osservazione in situazione da parte di terzi, il confronto con i pari e la riflessione con tutor e docenti universitari sull’attività svolta con gli studenti, che solo un percorso accademico può garantire’. 

Il DPCM dovrà, in buona sostanza, cercare di coniugare le richieste di Bruxelles incentrate su una ‘elevata specializzazione all’insegnamento per accedere alla professione’ e le richieste formulate dai precari.