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Ministero dell'Istruzione

Immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2022/23, una nota informativa di Flc-Cgil sottolinea come anche il Ministero dell’Istruzione abbia confermato, di fatto, il ‘flop’ assunzionale. I primi dati ufficiali ne sono la prova: a fronte di un contingente autorizzato dal MEF pari a 94.130 posti, sono state assegnate solamente poco più di 41mila cattedre (41.359 per l’esattezza), di cui 14.642 sono rappresentate da contratti a tempo determinato che saranno trasformati in immissioni in ruolo effettive solamente al termine dei percorsi annuali di formazione e prova.

Immissioni in ruolo 2022/23, primi dati ufficiali Ministero confermano il ‘flop’ assunzionale

Il sindacato guidato da Francesco Sinopoli rincara la dose, sottolineando come 9.056 assunzioni provengano dalle graduatorie dello scorso anno: pertanto, senza queste cattedre assegnate quest’anno, il dato sarebbe ancora più basso. 

Flc Cgil commenta senza mezzi termini: ‘Gli annunci del ministro dell’Istruzione Bianchi si scontrano con la realtà di una riforma del reclutamento definita nel PNRR e mai partita, con corsi abilitanti che ancora sono una chimera, errori clamorosi nei quiz del concorso ordinario e meno della metà dei posti disponibili coperti da effettive assunzioni a tempo indeterminato’. Nonostante l’impegno profuso da Uffici Scolastici, scuole e commissioni per le tre procedure concorsuali avviate, il risultato è stato solamente un caos, con la scuola che parte ancora con orari a scartamento ridotto e troppe classi scoperte.

L’unica strada percorribile, secondo Flc-Cgil, è quella proposta dai sindacati, vale a dire ‘avviare procedure abilitanti per i precari con tre anni di servizio e meccanismi di assunzione veloci e funzionali da una graduatoria ad hoc’. Nell’immediato, sono le uniche strade “percorribili per azzerare l’abuso del precariato”.

Per quanto concerne il futuro, invece, Flc-Cgil sottolinea la necessità di una “riforma del sistema di reclutamento che metta al centro la formazione in ingresso, con corsi abilitanti gestiti in collaborazione da scuola e università collegati a meccanismi di accesso al ruolo, in modo da evitare che si creino nuove sacche di precariato”. Quindi, “la priorità nell’accesso va garantita ai docenti precari con tre anni di servizio e, parallelamente, al personale di ruolo su altro grado-classe di concorso, che aspetta da anni corsi abilitanti specifici”.