pensioni 2023
Giorgia Meloni

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno sembra ormai chiaro che a partire dal 2023 non ci sarà una Riforma strutturale delle pensioni, quali saranno quindi i punti principali della formula Meloni? Che cosa ne sarà di Opzione donna, della flessibilità in uscita e di Quota 41 per tutti?

Pensioni 2023: la formula Meloni

All’interno di uno dei nostri precedenti articoli abbiamo già visto quale sarà il programma del centrodestra sul fronte delle pensioni. Salvo, infatti, incredibili colpi di scena sarà proprio la coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia a guidare il prossimo Governo con Giorgia Meloni come capofila. A tal proposito, su che cosa si basa nello specifico la formula pensionistica della leader di Fratelli d’Italia? Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, appare ormai chiaro che non ci sarà il tempo materiale per attuare una Riforma strutturale. L’ipotesi più plausibile in questo senso è per l’appunto la proroga di un anno dell’attuale Quota 102 che permetterà, quindi, ai lavoratori di poter continuare ad andare in pensione con 38 anni di contributi e 64 di età.

Accanto a questa misura ci sarà, poi, da affrontare la questione relativa ad Opzione donna che potrebbe anche diventare strutturale con un’eventuale modifica dei requisiti anagrafici. Ricordiamo che al momento essa permette alle lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi versati e 58 di età (59 le autonome) in cambio di una penalizzazione sull’assegno.

Che cosa accadrà a Quota 41?

Ciò che, però, in molti si stanno chiedendo è se di fianco alla flessibilità in uscita a 64 anni e ad Opzione donna ci sarà spazio anche per Quota 41 per tutti, fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini. Ricordiamo a tal proposito che Fratelli d’Italia e Forza Italia in campagna elettorale erano stati molto più tiepidi. Ad ogni modo, al momento non sembrerebbero esserci buone notizie all’orizzonte. In quanto la misura che permetterebbe a tutti i lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica costerebbe troppo per le casse dello Stato. Inoltre, bisogna considerare che ad oggi esiste già la pensione anticipata ordinaria che consente di lasciare il mondo del lavoro con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.