Stipendi scuola
Stipendi scuola

Giorgia Meloni intende tagliare il cuneo fiscale di cinque punti percentuali durante il suo governo. Lo ha detto nella sua replica al Senato, dove ha precisato che l’obiettivo è che il taglio riguardi per due terzi i lavoratori e per un terzo le aziende, con reddito al di sotto i 35mila euro. Ma l’impegno sarà “di medio termine”. Come potrebbero cambiare gli stipendi? Quali aumenti potrebbero verificarsi?

Giorgia Meloni e il progetto legato al taglio del cuneo fiscale

Con la legge di Bilancio si calcola, come riferisce Money.it, che serviranno subito 3,5 miliardi di euro per la conferma dell’attuale taglio fiscale per tutto il 2023 (2 punti). La misura riguarda solo redditi inferiori ai 35mila euro lordi annui. L’ipotesi è che la proroga sia approvata, perché rappresenta una misura contro l’inflazione. Ma che dire dell’obiettivo dei 5 punti? Al momento è difficile prevedere se si riuscirà ad andare oltre la soglia del 2% di sgravio contributivo.

Attualmente su un lavoratore dipendente senza figli il cuneo fiscale pesa per il 46,5% del totale del costo del lavoro. Il carico del cuneo fiscale è suddiviso tra lavoratore e datore di lavoro, per cui sul lavoratore pesa in realtà per il 22,5%, di cui il 15,3% di Irpef e il 7,2% di contributi. In Europa il peso del cuneo fiscale medio è del 41,4%. Si tratta di 5 punti in meno, proprio quelli che intende raggiungere la Meloni. Al momento è presto per capire quando questo taglio promesso arriverà, considerando che la stessa presidente del Consiglio ha parlato di un processo graduale.

Di quanto aumenterebbero gli stipendi?

Di quanto aumenterebbero gli stipendi se si applicasse davvero un taglio del 5%? Calcolando che il governo intende applicare questa riduzione per 2/3 lato lavoratori, il taglio dei contributi in busta paga dovrebbe raggiungere circa 3,3 punti percentuali. Un ulteriore 1,3%, che però potrebbe arrivare ‘nel medio termine’. Secondo il calcolo di Money, quali cifre si raggiungono per gli stipendi inferiori ai 35mila euro annui?

Prendendo come punto di riferimento un lavoratore che guadagna 1000 euro al mese:

  • al momento versa il 7,19% di contributi (con il taglio del 2% che deve essere confermato per il 2023), pari a 71,90 euro di contributi al mese
  • se si scendesse al 3,3% arriverebbe al 3,89% di contributi, ovvero 38,90 euro
  • la differenza in busta paga sarebbe di 33 euro mensili di ‘aumento’.

Se prendiamo come punto di riferimento un lavoratore con uno stipendio di 1.500 euro mensili:

  • al momento paga 107,85 euro di contributi
  • con il taglio del 3,3% arriverebbe a 58,35 euro di contributi
  • l’aumento in busta paga sarebbe di 49,5 euro.

Lavoratore con un reddito di 2mila euro mensili:

  •  ora paga 143,8 euro di contributi,
  • con il taglio del 3,3% arriverebbe a 77,8 euro
  • la differenza (o aumento) sarebbe di 66 euro.

Infine, il lavoratore con 2.692 euro mensili di stipendio:

  • attualmente versa 193,5 euro al mese di contributi
  • con l’ulteriore taglio scenderebbe a 104,7 euro
  • lo stipendio potrebbe aumentare di circa 89 euro al mese.