pensioni 2023
Giorgia Meloni

Venerdì 4 novembre 2022 è stato indetto un nuovo incontro tra governo e sindacati sul tema della riforma pensioni 2023. Quali sono le questioni aperte sul tavolo? Quali misure potrebbero essere inserite all’interno della nuova Legge di bilancio a proposito di pensione anticipata?

Riforma pensioni 2023: nuovo incontro governo-sindacati

Dopo il periodo di assestamento, il governo Meloni è ormai pronto a misurarsi su uno dei temi più ostici che bisogna affrontare entro la fine dell’anno, la riforma delle pensioni. A tal proposito, la neo Ministra del Lavoro Marina Calderone ha fin da subito assicurato agli italiani di essere intenzionata a trovare a tutti i costi un’alternativa plausibile alla Legge Fornero. Ad ogni modo, per quanto ad oggi non sembrerebbero esserci i tempi necessari per avviare una riforma strutturale del sistema previdenziale, è certo che ci sarà comunque spazio per degli interventi.

Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera infatti, l’esecutivo avrebbe in serbo “un pacchetto di misure dal valore di circa 2 miliardi di euro con i quali prolungare Opzione donna e l’Ape sociale per i lavori gravosi”. A tutto ciò potrebbe aggiungersi anche una proroga di Quota 102 per un altro anno, ma con alcune modifiche. Altrimenti, bisognerà pensare ad una soluzione alternativa. Sono questi gli argomenti di cui si discuterà durante il nuovo incontro con le parti sociali che si terrà nella giornata di oggi, venerdì 4 novembre, alle ore 15.

Le questioni sul tavolo

Oltre alle probabili proroghe di Opzione donna e Ape sociale, nel corso del confronto si discuterà soprattutto sull’ipotesi di una Quota 102 flessibile, che consentirebbe l’uscita dei lavoratori con un età compresa fra i 60 anni e i 66 anni, con almeno 35 anni di contributi versati. La Lega, invece, vorrebbe rivisitare Quota 102 inserendo il vincolo dei 41 anni di contribuzione e i 61 di età per avvicinarsi il più possibile a Quota 41.

In questo caso, però, i costi arriverebbero a sfiorare il miliardo di euro. Pertanto potrebbe rivelarsi più vantaggioso per le casse dello Stato optare per Quota 103 con 62 anni di età e 41 di contributi oppure 63 di età e 40 di contributi. Sul fuoco vi sarebbe, infine, anche l’ipotesi della decontribuzione per spingere i lavoratori a non andare in pensione soprattutto nel settore pubblico. Per avere ulteriori informazioni non ci resta, quindi, che attendere il termine del confronto.