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Rischio biologico a scuola: un docente può essere obbligato a fare un prelievo? Risponde al quesito di un nostro lettore l’avvocato Maria Rosaria Altieri. Il quesito è: Buonasera, sono un insegnante della scuola dell’infanzia e mercoledì, recandomi a fare la visita dal medico competente, ho scoperto che dovevo sottopormi ad un prelievo venoso. Mi è stato detto che serviva per il rischio biologico. Le risulta che un medico competente possa obbligare le insegnanti ad un prelievo? Io mi sono rifiutata e, per questo motivo, non sono risultata Idonea e sospesa. Ringrazio anticipatamente per le risposte che saprà darmi.

Rischio biologico a scuola

L’avvocato risponde: “La nomina del medico competente, prevista dall’art. 25 del Decreto Legislativo 81/08 – Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, è legata alla possibile presenza nei luoghi di lavoro di rischi per la salute del lavoratore.

Nella scuola il medico competente collabora con il Rappresentate Dei Lavoratori Per La Sicurezza, con il Dirigente scolastico e con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ed ha il compito principale di integrare e proporre ogni misura di sicurezza possibile legata all’ambiente di lavoro, di valutare insieme alle figure preposte il rischio a tutela della salute dei lavoratori della scuola e di occuparsi della sorveglianza sanitaria, ossia di quell’insieme di atti medici finalizzati a tutelare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, considerando tutti i fattori di rischio professionali correlati ai luoghi di lavoro e dunque i processi che si svolgono, le varie attrezzature, macchine ed eventuali sostanze pericolose utilizzate.

Nelle Istituzioni scolastiche lasorveglianza sanitaria è obbligatoria ed ha lo scopo di tutelare la salute dei docenti e di tutto il personale della scuola rispetto ad attività che li espongano a rumore, vibrazioni e radiazioni, al contatto con sostanze chimiche e cancerogene, alla movimentazione manuale dei carichi, al rischio biologico ed al lavoro al videoterminale.

Il rischio biologico nelle scuole è di natura prevalentemente infettiva (virus e batteri), con modalità di esposizione in prevalenza per inalazione e per contatto diretto (tra un individuo ed un altro) o indiretto (contatto con superfici o oggetti contaminati) ed è connesso, ad esempio, all’affollamento dei locali, all’inadeguata ventilazione, all’insufficienza dei ricambi d’aria negli ambienti che rappresentano condizioni critiche e che incrementano la possibilità di contatto con le potenziali sorgenti di rischio (persone affette da malattie infettive o portatrici sane o asintomatiche), al cattivo stato di manutenzione e di pulizia dell’edificio, degli ambienti indoor, dei servizi igienici.

Le patologie prevalenti riscontrate tra la popolazione scolastica sono rappresentate da: malattie virali, con epidemie stagionali di raffreddore, influenza, e altre malattie a trasmissione aerea (morbillo, varicella, rosolia ecc.); parassitosi (ad esempio, pediculosi, scabbia, ossiuri); patologie allergiche (allergie da pollini, acari della polvere, muffe, ecc.). Inoltre in asili nido e scuole dell’infanzia possono insorgere anche patologie correlate all’assistenza ai bambini e al contatto con secrezioni, feci ed urine infette.

Ai sensi dell’art. 41, comma 2, del D. Lgs 81/08, la sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente con visite mediche preventive, visite mediche periodiche o di “routine”, visite mediche su richiesta della lavoratrice e/o del lavoratore (personale amministrativo, tecnico ausiliario, personale docente ed educatore), visite mediche effettuate in occasione di un cambio di mansione, visite mediche effettuate in occasione della cessazione del rapporto d’impiego, visite mediche richieste dal Dirigente scolastico, a vantaggio del lavoratore, in occasione della ripresa lavorativa, in cui lo stesso è stato assente per motivi di salute, per un tempo prolungato, di durata sempre superiore a 60 giorni o qualora il Dirigente, in base alle condizioni di salute del lavoratore ne ravvisi la necessità ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 5 Legge 20 maggio 1970, n. 300.

Un docente può essere obbligato a fare un prelievo?

Il successivo comma 4 prevede che “4. Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente”.

L’art. 20, comma 2, lettera i), del medesimo D.Lgs. n. 81/08 individua tra gli obblighi del lavoratore quello di “sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente”.

In base ai risultati dei controlli delle visite mediche effettuate, il medico competente esprime, ai sensi del comma 6 dell’art. 41 del T.U., il giudizio in merito ad alcune mansioni specifiche:

  • idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni e/o limitazioni
  • inidoneità temporanea, con la precisazione del limite di tempo e/o permanente

Tale giudizio può essere contestato con ricorso all’organo di vigilanza territorialmente competente entro trenta giorni dalla data di notifica della comunicazione. Il suddetto organo dopo ulteriori accertamenti (visita e documentazione acquisita) dispone la conferma, la modifica e/o la revoca, del giudizio stesso.

Alla luce di quanto sopra illustrato e della normativa richiamata, è possibile rispondere al quesito della lettrice che il medico competente può disporre che il lavoratore si sottoponga ad esami clinici e biologici (es. prelievo del sangue) al fine di valutare la sussistenza del rischio biologico per il lavoratore, con la conseguenza che il rifiuto immotivato di sottoporsi a detti accertamenti può comportare l’adozione da parte del datore di lavoro di provvedimenti, anche sanzionatori, nei confronti del dipendente.”