Pensionati
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Dopo il Consiglio dei ministri che ha avuto luogo nella giornata di ieri, lunedì 21 novembre 2022, è stata confermata la mini riforma: nel 2023 i lavoratori potranno andare in pensione in anticipo con Quota 103, Opzione donna rivisitata e Ape sociale.

Pensioni 2023: confermata la mini riforma

Per evitare il ritorno esclusivo alle Legge Fornero, il Governo Meloni ha confermato in conferenza stampa l’approvazione della mini riforma pensionistica proposta nel corso delle ultime settimane. In questa sede, oltre alla flessibilità in uscita, sono state apportate anche delle altre modifiche per quanto riguarda le pensioni minime che dal prossimo anno subiranno un aumento significativo. Per la riforma vera e propria bisognerà invece aspettare il 2024. Ma vediamo ora che cosa comprende esattamente la manovra finanziaria sul fronte pensionistico.

Quota 103, Opzione donna rivisitata e Ape sociale

Come previsto, il Governo Meloni ha confermato che a partire dal prossimo anno i lavoratori potranno andare in pensione in anticipo con Quota 103, Opzione donna rivisitata e Ape sociale. In particolare, con il superamento di Quota 102, sarà possibile lasciare il lavoro con 62 anni di età e 41 di contributi versati. Tuttavia, chi decide di usufruire di Quota 103 non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima fino a maturazione dei requisiti per la pensione ordinaria. Chi, invece, deciderà di restare al lavoro avrà una decontribuzione del 10%.

Anche Opzione donna è stata riconfermata, ma con alcune modifiche. A partire dal 2023 si potrà uscire con questa misura a 60 anni di età e 35 di contributi. In presenza di un figlio/a sarà invece possibile lasciare il lavoro a 59 anni di età e 35 di contributi. In presenza di due figli il requisito anagrafico si abbassa ulteriormente a 58 anni. Per quanto riguarda, infine, l’Ape sociale l’anno prossimo si potrà ancora andare in pensione a 63 anni di età e 30 di contributi, ma solo per determinate categorie di lavoratori, vale a dire:

  • disoccupati;
  • invalidi con capacità lavorativa ridotta di almeno il 74%;
  • caregiver da almeno 6 mesi di familiari disabili;
  • dipendenti con attività lavorative gravose.