ricostruzione carriera
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Ricostruzione carriera docenti, un quesito inviato da una nostra gentilissima lettrice offre lo spunto per chiarire alcuni aspetti legati ad una ricostruzione di carriera errata che comporta il riesame dell’atto. L’Avvocato Maria Rosaria Altieri ha risposto alla domanda posta dalla lettrice.

Ricostruzione carriera errata, riesame dell’atto: l’Avvocato risponde

Il quesito posto dalla nostra lettrice è il seguente: ‘Buongiorno, sono una docente di una scuola superiore, sono passata di ruolo sul sostegno con retrodatazione giuridica nel 2010 ed economica nel 2011. Ad una prima domanda di ricostruzione di carriera redatta nella scuola titolare ne seguì una successiva nel 2018 nella scuola dove richiesi il passaggio di cattedra in quanto il sindacato mi disse che era cambiata una norma ed occorreva procedere ad un rifacimento. 

L’anno scorso, verso aprile, in seguito ad un’anomalia sul cedolino, mi sono recata al sindacato e dopo un’attenta valutazione dei documenti in mio possesso, mi è stato detto che il decreto del 2018 era errato e pertanto dovevo richiedere un riesame. Ad oggi, ancora la scuola non ha provveduto alla correzione e ciò non solo mi impedisce di ottenere lo scatto ma anche di poter richiedere il riallineamento della carriera del sedicesimo anno. Cosa posso fare e a chi posso rivolgermi? Premetto che il sindacato cui sono iscritta ha risposto che devo necessariamente mediare e pertanto non mi ha dato il supporto legale che invece avevo richiesto’.

Il potere della Pubblica Amministrazione – esordisce così l’Avvocato Maria Rosaria Altieri – di riesaminare discrezionalmente i propri atti, sul piano della legittimità e/o dell’opportunità, al fine di confermarli, modificarli, revocarli od annullarli viene definito l’autotutela decisoria.

L’annullamento d’ufficio è disciplinato all’art. 21 nonies della L. 7 agosto 1990, n. 241, ed inerisce alle ipotesi in cui il provvedimento amministrativo sia affetto da vizi di illegittimità, non meramente formali. Esso comporta la definitiva rimozione dell’atto, con efficacia retrodatata al momento della sua adozione. La competenza ad agire è individuata in capo all’organo che ha emanato il provvedimento originario, ovvero ad altro organo previsto dalla legge.

Tuttavia, la sussistenza di un vizio sostanziale di illegittimità rappresenta il presupposto necessario, ma non sufficiente, affinché la P.A. dia avvio al procedimento di annullamento d’ufficio, e ciò anche a seguito di apposta richiesta del privato o di altra P.A., trattandosi di una scelta del tutto facoltativa ed incoercibile, dovuta al fatto che il provvedimento definitivo ha ormai cristallizzato una determinata situazione giuridica.

I presupposti rigidi e vincolanti fissati dall’art. 21 nonies perché si possa attivare il procedimento di riesame dell’atto e il conseguente annullamento in autotutela della PA sono due:

  • l’illegittimità sostanziale dell’atto da riesaminare;
  • il rispetto del termine massimo di 18 mesi dal momento dell’adozione, se i provvedimenti da riesaminare consistono in atti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici.

Dunque, nel caso sottoposto dalla lettrice, il termine entro cui l’Istituzione Scolastica avrebbe potuto procedere al riesame del decreto di ricostruzione di carriera, all’annullamento del medesimo in autotutela e all’emanazione di un nuovo corretto decreto di ricostruzione di carriera è ampiamente spirato.

Considerando che il decorso del tempo potrebbe determinare anche effetti decadenziali della possibilità di impugnare il decreto di ricostruzione di carriera errato, oltre alla prescrizione quinquennale di eventuali differenze retributive maturate (che nel caso della lettrice potranno senz’altro prescriversi a breve, atteso che il decreto di ricostruzione di carriera errato è del 2018), la docente dovrà attivarsi con la massima tempestività inviando alla scuola una diffida a provvedere entro il termine di 30 giorni, con effetti interruttivi della prescrizione ed eventuali decadenze.

La diffida può essere inviata direttamente dalla parte interessata. Tuttavia, è sempre consigliabile rivolgersi ad un legale che imposti l’atto in modo da garantire l’effettiva interruzione dei termini decadenziali e di prescrizione sopra indicati. Decorso il termine di 30 giorni, in ipotesi di ulteriore inadempimento, sarà necessario rivolgersi al Giudice del Lavoro per impugnare il decreto di ricostruzione di carriera errato.