Elenco dei promossi e bocciati
Elenco dei promossi e bocciati

La questione del ‘bocciare o non bocciare‘ continua ad essere dibattuta sui social. C’è chi la considera come una ‘punizione’, c’è chi, invece, la vede come una nuova opportunità, la possibilità di rimettersi in gioco. Si ritiene persino che il bravo docente non deve bocciare mai proprio perché, in quanto bravo, riesce a portare tutta la classe ad ‘essere brava’. 

Bocciare o non bocciare? Il docente bravo non deve bocciare mai?

A questo proposito, ‘Orizzonte Scuola’ ha preso spunto dal pensiero espresso dal noto cantautore Roberto Vecchioni per aprire una discussione sui social. Vecchioni, in occasione di un’ospitata nella trasmissione Rai, ‘Le Parole’, ha detto: ‘Il bravo insegnante non boccia mai? No, non è vero. I docenti italiani sono i migliori del mondo. L’insegnante è come il capitano di una nave. Il docente deve essere un imparante, cioè deve sapere tutto dei suoi ragazzi. Il buon insegnante deve valutare anche sulla base dello sforzo, sulla volontà che ha lo studente di apprendere, non sempre dai risultati. Non deve essere intransigente fino alla fine. Deve avere tanta passione, deve crederci in quello che fa e la deve trasmettere ai suoi alunni’.

Tra i vari commenti pubblicati, uno in particolare ha fatto discutere, ovvero: ‘Il bravo insegnante non boccia mai proprio perché essendo bravo ha portato tutta la classe ad essere brava!’

Cristina Costarelli: ‘Pura demagogia l’idea per cui non si debba bocciare’

Cristina Costarelli, presidente dell’ANP Lazio nonché preside del Liceo Scientifico ‘Newton’ di Roma, ha commentato così: ‘Pura demagogia l’idea per cui non si debba bocciare e che in caso accada sia sempre responsabilità della scuola che non ha fatto abbastanza. Esempio concreto e vissuto da tanti.

Prendiamo il caso di un Liceo scientifico con un immaginario studente (Mario Rossi) che non ha prerequisiti soddisfacenti in matematica; incontra un ottimo docente che lo segue con percorso individualizzato, con applicazione di diversi approcci didattici e valutazione formativa, frequenta corsi di approfondimento a scuola, è seguito a casa da un tutor di supporto, studia 5/6 ore a pomeriggio. Dopo tutto ciò lo studente Mario Rossi si accorge di non farcela. Cosa si dovrebbe fare: promuoverlo e continuare a lasciarlo proseguire in un percorso che non è per lui? Faremmo il suo bene? – si chiede Cristina Costarelli – Ritengo di no.

Continuare a sventolare la bandiera del tutti promossi, senza approfondire caso per caso, fa male alla scuola. E da questa situazione non si sfugge, a meno di un cambiamento del sistema verso l’organizzazione modulare e flessibile dei percorsi di studio senza rigido passaggio annuale: ma questa è un’altra storia che non è, almeno a breve, – conclude la presidente ANP – nelle prospettive italiane’.