ricostruzione carriera
ricostruzione carriera

Con recentissima sentenza del 7 dicembre 2022 i docenti di istituti paritari ottengono la condanna del Ministero dell’Istruzione: è stato riconosciuto, infatti, l’intero punteggio pre ruolo paritario ai fini giuridici, economici e della ricostruzione di carriera. Nessuna prescrizione del diritto. Si riaccendono, così, le speranze per migliaia di docenti italiani, dopo le sentenze negative pronunciate dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale.

Ricostruzione carriera docenti, riconosciuto intero punteggio pre ruolo per i docenti di scuole paritarie

Lo Studio Legale Fasano, operativo su tutto il territorio nazionale, rende noto l’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale di Termini Imerese. Indipendentemente dalla decisione assunta dalla Corte Costituzionale a luglio 2021, infatti, questi docenti hanno ottenuto giustizia grazie ad una lettura EUROUNITARIA. Tutto ciò in relazione all’assunto secondo cui la ricostruzione della carriera dei docenti che abbiano lavorato a termine debba essere effettuata valorizzando la loro anzianità con le stesse modalità adottate per il personale che abbia maturato analoga anzianità di servizio mentre era di ruolo.

Si tratta di una sentenza che, come sottolinea lo Studio Legale Fasano, riaccende le speranze per tantissimi docenti, dopo le sentenze di segno opposto rese dalla Cassazione e dalla Corte costituzionale sul punto, pronunzie, è bene evidenziarlo, mai incentratesi con debita attenzione sul concetto di non discriminazione comunitaria (parità delle condizioni di impiego nel rapporto a termine).

Le motivazioni

Il Tribunale di Termini Imerese, infatti, dichiara quanto segue: “Ne discende che la ricostruzione della carriera dei docenti che abbiano lavorato a termine debba essere effettuata valorizzando la loro anzianità con le stesse modalità adottate per il personale che abbia maturato analoga anzianità di servizio mentre era di ruolo. L’anzianità di servizio in questione non può che essere quella legata al servizio effettivamente prestato (comprensivo di quelle sospensioni – per esempio ferie, malattia, congedi parentali – che, avvenendo per ragioni meritevoli di tutela, vengono equiparate al servizio effettivo), e ciò perché: 

  • la clausola 4 della Direttiva 1999/70/CE subordina la parità delle condizioni di impiego alla comparabilità tra lavoratori e certamente il lavoro effettivo e la fictio iuris di cui all’art. 11, comma 14 legge 124/1999 non sono comparabili; 
  • la disapplicazione dell’art. 485 D.lgs. 297/1994 per contrarietà alla Direttiva UE implica che non possano trovare applicazione neppure l’art. 489 del medesimo D.lgs. citato e la successiva norma di cui all’art. 11, comma 14, della legge n. 124/1999; trattasi, infatti, di disposizioni entrambe dettate esclusivamente e specificamente “ai fini del riconoscimento di cui ai precedenti articoli”, ossia appunto ai fini del calcolo dell’anzianità pre-ruolo, da ridursi poi ex art. 485 D.lgs. 297/1994; è evidente che tali disposizioni, inscindibilmente legate alla norma presupposta da disapplicarsi (l’art. 485, appunto) perché in concreto produttiva di discriminazione, sono travolte da tale disapplicazione, non residuando possibilità di applicazione autonoma’.

Il trattamento di ricostruzione della carriera ricevuto dall’istante sulla scorta della normativa interna appare, pertanto, violare la Direttiva Comunitaria richiamata, essendo inferiore a quello che le sarebbe spettato per il servizio effettivamente reso.
In buona sostanza, è stato riconosciuto l’intero punteggio in virtù del principio di non discriminazione comunitaria tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato.

Il Tribunale si è pronunciato anche ai fini della prescrizione determinando che, infine, non può essere accolta l’eccezione di prescrizione formulata dal Ministero dell’Istruzione in memoria, non essendo soggetto ad alcun termine il diritto di chiedere l’accertamento della effettiva anzianità di servizio (cfr. Cass. n. 2232/2020) ed essendo sorto il diritto a richiedere il pagamento delle differenze retributive, maturate in relazione al servizio pre-ruolo svolto.
Una sentenza, senza dubbio, innovativa che riaprirà il dibattito in Cassazione, proprio sulla lettura Eurounitaria offerta.