sostegno
sostegno alunna con disabilità

In più occasioni abbiamo sottolineato l’importanza che il docente di sostegno riveste all’interno del mondo della scuola, costituendone una risorsa fondamentale: indispensabile per l’integrazione dell’alunno con disabilità, la sua presenza ha ricadute positive anche sul processo di apprendimento di tutta la classe. Qualche giorno fa il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara ha annunciato la necessità di una riforma del settore: il sindacato Anief riconosce l’esigenza di una riforma in merito, ma sostiene che la proposta del Ministro non sia corretta. Vediamone di seguito le ragioni.

Criticità del sostegno agli alunni con disabilità

È risaputo a tutti che nel nostro Paese tanti sono gli aspetti critici che riguardano il sostegno alle attività didattiche per gli alunni con disabilità: non solo mancano tantissimi docenti specializzati, ma ogni anno continuano a essere sempre troppi i posti conferiti come incarichi temporanei a discapito dei posti in ruolo, rendendo quindi la continuità didattica un obiettivo difficile da raggiungere. Gli ultimi dati Istat ci dicono che nel 2021/2022 gli alunni disabili sono aumentati, arrivando a 316 mila, a fronte di cui i docenti non specializzati sono circa 70 mila: troppi, quindi, gli insegnanti sprovvisti di titolo.

Il Ministro Valditara, tuttavia, ha affermato che “il tema degli insegnanti di sostegno è strategico” e ha sottolineato quanto sia importante “che i ragazzi abbiano un docente che stia con loro nel corso degli anni, che non cambi di anno in anno”. Per questo, come abbiamo visto, ha preannunciato una riforma del settore, riforma che però non convince il sindacato Anief.

La proposta dell’Anief

In un comunicato, il presidente Marcello Pacifico, infatti, ha affermato che “i numeri confermano che il modello organizzativo sul sostegno è da rivedere e su questo siamo d’accordo con il ministro Giuseppe Valditara. Quello che non ci trova d’accordo, invece, è puntare su una ulteriore burocratizzazione del sistema e su un rinnovo errato del Piano educativo individualizzato. Il primo provvedimento da prendere, piuttosto, è portare in organico di diritto le 93 mila cattedre di sostegno in deroga, pari al 44% dei posti in organico funzionale, soglia che è persino superiore nell’infanzia, dove si contano il 55,6% dei posti destinati a supplenza al 30 giugno, pari a 11.222 in deroga su 8.952 posti in organico di diritto”.

Il presidente ha evidenziato che “nel 90% dei casi  queste cattedre in deroga libere e vacanti vengono considerate per legge utili solo alle supplenze annuali fino al 30 giugno. Questo vero e proprio affronto alla Carta sociale europea e ai diritti degli alunni disabili, va cancellato perché è alla base dell’alta percentuale di cambio continuo degli insegnanti di sostegno”.

In un emendamento al Decreto Legge 176 Aiuti Quarter, inoltre, il sindacato ha proposto di trasferire in organico di diritto tutte le cattedre in deroga confermati per due anni scolastici consecutivi. Inoltre, invita a far specializzare tutti i docenti che lo richiedono, ponendo fine alle attuali selezioni.