Cristina Costarelli
Cristina Costarelli

Aggressività a scuola, si è parlato molto nei giorni scorsi di quanto sta avvenendo nelle aule scolastiche, in particolar modo in quelle delle scuole medie inferiori ma soprattutto superiori. Il post pandemia sembra evidenziare, purtroppo, un atteggiamento aggressivo, rabbioso da parte di molte studenti. Abbiamo parlato di questa problematica con la preside del liceo ‘Isaac Newton’ di Roma e presidente ANP Lazio, Cristina Costarelli, che ringraziamo per il prezioso contributo.

Cristina Costarelli su comportamento degli studenti a scuola: ‘Impossibile definire una causa effetto’

‘Le motivazioni sono plurime – ha esordito Cristina Costarelli – è impossibile definire una causa-effetto rispetto a qualcosa che direttamente può scatenare queste reazioni. Possiamo fare delle ipotesi, analizzare degli eventi. Sicuramente l’emergenza sanitaria ha portato tutta una serie di fragilità che sono esplose in qualche modo negli alunni che, di per sé, avevano dei profili di maggior debolezza. Queste fragilità hanno diverse modalità di espressione, vanno dalla depressione che sconfina addirittura in atteggiamenti suicidiali da un lato, mentre da altri lati sfocia in atteggiamenti di aggressività, di rabbia, di mancanza di rispetto verso l’adulto‘. 

‘I nostri giovani vivono in un ambiente sempre più protettivo’

‘Si può anche analizzare la questione sotto un altro punto di vista – spiega la preside del liceo ‘Newton’ di Roma – I nostri giovani vivono in un ambiente sempre più protettivo, in un ambiente che in qualche modo cerca di contenere tutte le situazioni di disagio e in questo vediamo la fragilità di alunni che non sanno più vivere il fallimento, il disagio che viene da un insuccesso. Quindi, da una parte l’iper protezione, anche l’ansia che un adulto genera nel giovane, e dall’altra parte un giovane che non sa più gestire queste situazioni’. 

La questione della dispersione scolastica

‘La situazione è complessa – precisa Cristina Costarelli – ci sono molti aspetti che possono condurre alla dispersione scolastica. La dispersione va analizzata come un sintomo di qualcosa che c’è dietro, che da un lato attiene a dei profili psicologici, dall’altro c’è tutta una serie di aspetti legati al tema dell’orientamento. Una cattiva scelta della scuola, nel corso degli anni, può portare ad un abbandono, anche perché il nostro sistema scolastico è molto rigido sotto questo punto di vista e quindi non rende facile il passaggio da un indirizzo ad un altro.

Certamente la soluzione non è facile, non è univoca, serve una stretta collaborazione tra adulti ed educatori, quindi un patto di fiducia scuola-famiglia, ma poi anche interventi dall’esterno, interventi specialistici, e da questo punto di vista sarebbe fondamentale la figura dello psicologo scolastico che può dare supporto ai giovani in primis ma anche alle figure degli educatori – conclude Cristina Costarelli – come sono i docenti e le famiglie insieme a loro’.