I supplenti brevi continuano a farne le spese. Sono anni che docenti (ma anche personale ATA) che si ritrovano a sostituire per pochi giorni i colleghi titolari, con la reiterata apertura e chiusura di contratti, non ricevono per mesi lo stipendio. E anche nel corrente anno scolastico la situazione non è cambiata: molti tra coloro che hanno lavorato da settembre ad oggi non hanno ancora percepito alcun pagamento.

A parlarne ormai non è più solo la stampa specializzata, arrivando la questione anche sulle pagine de ‘Il Fatto Quotidiano’ e su ‘Money.it’. Eppure, nonostante la notizia si stia espandendo, nulla sembra sbloccarsi, nel generale malcontento di pressoché tutte le sigle sindacali.

Di qui la predisposizione di un modello di diffida da parte del sindacato Anief per gli interessati che volessero sollecitare il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Che fine hanno fatto i 150 milioni aggiuntivi per pagare i supplenti brevi?

Il segretario nazionale di Uil Scuola ha di recente fatto notare come il Governo avesse predisposto, già col decreto-legge n. 179 del 23 novembre 2022 ( quello che prevedeva la proroga degli sconti sul carburante), un incremento di 150 milioni di euro ai fini del pagamento delle supplenze brevi e saltuarie. Eppure ad oggi permane una situazione di stallo, nel totale silenzio da parte di Trastevere.

Anief, dal canto suo, ha anche provato pochi giorni fa a chiedere chiarimenti al Mef, ricevendo solo risposte laconiche ed evasive, invitando a rivolgersi all’assistenza del portale Noipa.

Allo stato attuale dunque, mentre si parla di arretrati per gran parte del personale scolastico, non si ha nemmeno la sicurezza che i malcapitati ricevano entro fine dicembre almeno parte dei mancati stipendi tramite emissione straordinaria.

Diffida e messa in mora

Visto il protrarsi dei ritardi Anief ha messo ha disposizione dei suoi iscritti un modello di diffida e messa in mora da indirizzare alla Ragioneria Territoriale della provincia di competenza (che fa le veci del Mef), la quale avrà tempo 15 giorni, dalla ricezione della stessa, per corrispondere quanto dovuto.

Trascorso tale periodo senza riscontri positivi il giovane sindacato è pronto ad avviare ricorsi volti a contestare l’assenza di stipendio.