Consiglio di Stato
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Abilitazione conseguita in Romania, la recentissima sentenza N. 22 del 29 dicembre, emessa dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, ha accolto la tesi difensiva proposta dal Collegio difensivo degli appellati e dell’Avvocato Maurizio Danza, Prof. di Diritto Unione Europea Università Teseo. Vediamo, in particolare, le motivazioni della nuova sentenza del Consiglio di Stato.

Abilitazione conseguita in Romania: sentenza Consiglio di Stato riconosce in via definitiva la validità dei titoli rumeni

La nuova sentenza del Consiglio di Stato, in buona sostanza, ha respinto la tesi del Ministero dell’Istruzione secondo la quale, a differenza di quanto accade in Italia, in cui per ottenere l’abilitazione all’insegnamento, è necessaria la laurea e un corso di formazione post universitaria (laurea più corso postuniversitario), in Romania la laurea rappresenta già di per sé titolo abilitante, a condizione che venga conseguita sempre in Romania all’esito degli studi universitari. Oltre a ciò, il Ministero ha sostenuto che, per un cittadino italiano che, una volta conseguita la laurea, intenda ottenere l’abilitazione all’insegnamento in Romania, non è sufficiente l’aver conseguito corsi di formazione psico-pedagogica, ma deve avere svolto gli studi universitari in questo Paese.

Le motivazioni della sentenza

A giudizio dell’Avvocato Maurizio Danza, è di particolare rilevanza il passaggio motivazionale con cui “l’Adunanza Plenaria osserva che questi presupposti di fatto – valutati dalla Settima Sezione – non trovano rispondenza negli atti depositati dal Ministero appellante e riguardanti l’organizzazione scolastica rumena, per come descritta dagli atti del Ministero rumeno”, sottolineando altresì che la questione è stata già esaminata dalla Sesta Sezione, la quale ha osservato come le argomentazioni del Ministero contrastino ‘con quanto attestato dalle autorità rumene, secondo cui deve riconoscersi il diritto di insegnare in Romania a livello di istruzione preuniversitaria in capo a coloro che, […] titolari di diploma/master conseguito in all’estero e riconosciuto in Romania, abbiano frequentato e superato appositi corsi di formazione psicopedagogica, complementari di diploma, in settori e specializzazioni conformi al curriculum dell’istruzione preuniversitaria’ (v., ex plurimis Cons. St., sez. VI, 3 giugno 2021, n. 4227). Come è stato già accertato in altri giudizi, le Autorità amministrative rumene non pongono in discussione il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, da parte dei cittadini italiani, laureatisi in Italia, che siano in possesso del titolo rumeno in questione.

In sintesi, il Ministero sarà chiamato, dunque, ad esaminare le istanze di riconoscimento del titolo formativo conseguito in Romania, tenendo conto dell’intero compendio di competenze, conoscenze e capacità acquisite, e verificando che ‘la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno’.
Il Ministero valuterà dunque l’equipollenza dell’attestato di formazione, disponendo opportune e proporzionate misure compensative ai sensi dell’articolo 14 della Direttiva 2005/36/CE, come, del resto, sta già accadendo in analoghi casi già pervenuti all’attenzione del Consiglio di Stato in sede di ottemperanza. 

Il giudizio sulla figura dell’insegnante di sostegno

L’Adunanza Plenaria, inoltre, si è espressa in questo modo a proposito degli insegnanti di sostegno: ‘Con specifico riferimento agli insegnanti di sostegno, poi, si deve qui rilevare come la giurisprudenza di questo Consiglio abbia già osservato, in modo del tutto condivisibile, come un analogo provvedimento di rigetto dell’istanza adottato dal Ministero sia illegittimo per difetto di motivazione in quanto si limita esclusivamente a richiamare, in astratto, le differenze che esisterebbero tra Romania e Italia nel quomodo dell’erogazione del servizio pubblico dell’insegnamento di sostegno. 

In Italia, difatti, l’insegnante di sostegno è un docente di classe a tutti gli effetti, previsto dalla l. n. 517 del 1977, che viene assegnato, in piena contitolarità con gli altri docenti, alla classe in cui è inserito il soggetto cui è destinata la sua attività per attuare forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicap e realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni’.
Per questo, il docente di sostegno deve conseguire una “specializzazione specifica”, nel senso di acquisire una professionalità ulteriore, tenuto conto delle esigenze speciali degli studenti per i quali l’attuazione del diritto allo studio richiede più intense modalità di assistenza.

Riportiamo qui sotto l’esposto dell’Avvocato Maurizio Danza sulla nuovissima sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sull’abilitazione conseguita in Romania.

TESTO