Opzione donna
Mani pensionata

La nuova Legge di Bilancio sul fronte pensioni ha approvato l’entrata in vigore di Quota 103, la conferma di Opzione donna e la proroga dell’Ape sociale. Tuttavia, è altamente probabile che già verso la fine di gennaio possa arrivare un decreto lavoro che riguarderebbe proprio la misura di anticipo pensionistico riservata alle lavoratrici.

Pensioni: i requisiti di Opzione donna 2023

Secondo quanto approvato nell’ultima Legge di Bilancio, nell’attesa di una riforma strutturale del sistema, nel 2023 le lavoratrici potranno andare in pensione in anticipo con Opzione donna. Per beneficiare del meccanismo sarà necessario avere almeno 35 anni di contributi versati e 60 anni di età (59 le donne con un figlio e 58 quelle con due). Ma non finisce qua, perché con la nuova manovra il Governo ha introdotto dei requisiti ancora più stringenti che riserverebbero la misura soltanto alle lavoratrici:

  • caregiver, ovvero coloro che assistono un famigliare stretto con un handicap grave;
  • invalide almeno al 74%;
  • licenziate o dipendenti di un’azienda in crisi.

Bisogna inoltre ricordare che in tutti questi casi l’assegno viene di fatto ricalcolato con il sistema contributivo puro, che può comportare anche una penalizzazione fino al 30%.

Nuove modifiche in arrivo?

Benché la Legge di Bilancio 2023 sia appena stata approvata, è altamente probabile che già alla fine del mese di gennaio possa arrivare un decreto lavoro in cui vengano ampliati i requisiti di Opzione donna. La misura, di fatto, così formulata ha destato fin da subito non poche proteste e il ministro del Lavoro Marina Calderone starebbe quindi lavorando su alcune possibili modifiche.

In particolare, sembrerebbe che il meccanismo di anticipo pensionistico riservato alle lavoratrici possa essere riavvicinato alle regole precedenti. Pertanto, ci si aspetta che per poter andare in pensione con questa misura possano bastare 35 anni di contributi e circa 58 anni di età. L’allentamento tuttavia non sarebbe definitivo, ma durerebbe più o meno sei mesi. Giusto il tempo per dare all’Esecutivo la possibilità di superare una volta per tutte la Legge Fornero.