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ChatGPT è uno degli argomenti più caldi del momento, dove ancora una volta studenti e professori si dividono. Qualche giorno fa abbiamo spiegato cosa è in grado di fare questa chatbot, basata su intelligenza artificiale. ChatGPT è un software gratuito, la cui prima versione ufficiale è stata rilasciata lo scorso 30 novembre. E’ in grado di generare testi grazie a internet e al suo database. In qualità di chatbot, questa intelligenza artificiale ed è in grado di fornire un livello di conversazione simile a quella umana, ma con molta conoscenza in più. Nelle università di diversi paesi, fra cui Stati Uniti e Australia, ne hanno già vietato l’uso per la realizzazione di tesine o studi accademici. E adesso l’allarme arriva anche nella scuola italiana.

ChatGPT e l’allarme a scuola

Il problema dell’applicazione ChatGPT è che gli studenti la utilizzano per fare i compiti. E’ sufficiente scrivere quali informazioni necessitano e di cosa siha bisogno, per ritrovarsi un compito già pronto. L’unica consolazione è che a quanto pare ‘poco bravo’ in matematica. In America è già vietata nelle scuole.

E in Italia? La preoccupazione principale, come fa notare anche il giornalista Nicoletti, è che gli studenti che la utilizzano per fare i compiti, in realtà dimostrano di non avere a cuore la propria istruzione e ‘se ne infischiano del merito’. E a questo punto, cosa dovrebbe fare un insegnante? Correggere il compito e valutare lo studente, o passare il tempo a verificare che il merito del buon compito sia di un’intelligenza artificiale, anziché di una umana?

Opinioni diverse

Sulla gestione nella scuola italiana di ChatGPT le opinioni non sono allineate del tutto. Andrebbe vietata, o utilizzata in modo produttivo? Parlando a La Repubblica, Gianna Barbieri, Direttore generale per l’edilizia scolastica e la scuola digitale del ministero dell’Istruzione e del Merito, ha dichiarato: “È sicuramente opportuno regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale in classe, magari in maniera differente tra scuola primaria e secondaria, così come peraltro già si fa con gli smartphone o la semplice calcolatrice, ma costruire muri non ferma il vento, la scuola dovrà rispondere alla sfida lanciata dalle enormi potenzialità di questi strumenti”.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli dice: “Mi sembra che l’IA possa essere una grande opportunità per i docenti e per gli alunni, anche alla luce delle linee guida della Commissione Ue. L’interazione positiva e consapevole con questi sistemi può solo favorire l’innovazione delle metodologie didattiche”.

Resta da capire cosa intende fare il MIM in proposito. Si opterà per la stessa linea adottata con gli smartphone, ovvero un divieto di utilizzo? Vedremo.