Avvocati e Giudici in Aula di Tribunale
Avvocati e Giudici in Aula di Tribunale

La Cassazione ha deciso che la condanna per anzianità di servizio maturata dai docenti precari è al lordo di ferie e disoccupazione.
In base all’ordinanza n.38100/2022, il Ministero dell’istruzione, ai fini della non discriminazione fra personale docente a tempo determinato a personale a tempo indeterminato, per la ricostruzione carriera maturata deve fare il calcolo al lordo, ovvero senza alcuna detrazione di quanto percepito per indennità di ferie e di disoccupazione.

Anzianità di servizio precari e calcolo

Sono queste le precisazioni fatte dalla Cassazione. L’importo lordo sull’anzianità di servizio viene riconosciuto al personale docente precario, successivamente stabilizzato. A differenza del Tribunale di primo grado, che aveva accolto la domanda sull’anzianità di servizio ma aveva detratto le somme percepite a titolo di ferie non godute, la Corte di appello ha detratto dagli emolumenti arretrati anche le indennità di disoccupazione percepite.

In Cassazione i ricorrenti hanno richiamato il principio di non discriminazione, argomentando che “ha senso se applicato all’intero trattamento retributivo percepito dal lavoratore e non se applicato alle singole voci stipendiali”. E’ stato evidenziato come la detrazione di emolumenti con l’anzianità non avevano alcuna relazione.

Inoltre, le indennità per ferie non godute e di disoccupazione servivano a compensare i disagi dei colleghi precari rispetto a quelli di ruolo nei periodi durante i quali i primi erano disoccupati e non potevano godere di ferie. Sia l’indennità per ferie non godute, sia l’indennità per disoccupazione non rappresentano una condizione di impego prevista dall’accordo quadro della direttiva europea.

La Cassazione precisa chi ha ragione

Per i giudici della Cassazione il ricorso è fondato. Ha chiarito che il principio di non discriminazione, previsto dalla Direttiva europea, deve essere letto e interpretato solo con riferimento alle differenze di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato che si trovano in situazioni comparabili. Di conseguenza le eventuali differenze di trattamento tra determinate categorie di personale a tempo determinato, non rientrano nell’ambito del principio di non discriminazione sancito da detto accordo quadro.

La Corte di appello quindi ha sbagliato nel non considerare il solo rapporto di impegno e le differenze tra gli elementi retributivi percepiti dai docenti precari, estendendo elementi al di fuori del rapporto di lavoro.

  • Le indennità di ferie sono rivolte a monetizzare il loro mancato godimento durante lo svolgimento del rapporto di lavoro,
  • le indennità di disoccupazione sono rivolte a consentire il sostentamento dell’ex dipendente che non riceve più la sua retribuzione al termine del contratto.

In conclusione, quando il Ministero viene condannato a corrispondere le differenze stipendiali in base all’anzianità maturata dai docenti precari, non può detrarre le indennità percepite a titolo di ferie non godute e di disoccupazione.