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Abilitazione all’insegnamento e dichiarazione non veritiera, la Corte dei Conti (Sezione giurisdizionale d’appello per la Regione Siciliana) ha emesso la sentenza N. 1/2023, attraverso la quale è stato confermato il diniego, nei confronti di una docente appellante, del ricorso alla definizione agevolata come conseguenza di una dichiarazione non veritiera sull’abilitazione all’insegnamento.

Abilitazione all’insegnamento e dichiarazione non veritiera: la Corte dei Conti respinge il possibile ‘sconto’

La vicenda, come riporta il quotidiano economico ‘Italia Oggi’ di martedì 24 gennaio 2023, riguarda una docente che, in sede di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, dichiarò di essere in possesso dell’abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso relativa all’assunzione.

In base ai successivi controlli effettuati, l’USR è venuto a conoscenza del fatto che la docente non aveva conseguito tale abilitazione. La Procura ha rinviato a giudizio la docente, quantificando il danno erariale nelle retribuzioni indebitamente ricevute. Alla docente, in primo grado di giudizio, è stata negata la definizione agevolata con rito abbreviato, con corrispettivo pagamento del 30 per cento del danno erariale quantificato negli stipendi indebitamente ricevuti dall’insegnante. 

La docente si è appellata alla sentenza, chiedendo, in via subordinata, il medesimo rito abbreviato con un pagamento di un importo non inferiore al 70 per cento del danno erariale. Con la suddetta sentenza N. 1, la Sezione giurisdizionale d’appello per la Regione Siciliana della Corte dei Conti ha respinto l’appello affermando che ‘la richiesta di rito abbreviato è comunque inammissibile nei casi di doloso arricchimento del danneggiante‘.