Il governo Meloni conferma la linea già tracciata in precedenza e delineata dall’UE: l’obbiettivo è la riduzione del deficit/pil dal 5,6 al 4,5%. La spesa destinata alla pubblicazione amministrazione e gli stipendi dei dipendenti pubblici, pertanto, sono congelati: in questo quadro negativo anche la scuola ne subirà delle conseguenze, non essendoci le risorse sia per gli adeguamenti stipendiali sia per nuove cospicue assunzioni. Riportiamo un comunicato del sindacato Uil Scuola Rua in merito al DEF 2023.
Il comunicato della Uil Scuola Rua
“Il Documento di Economia e Finanza 2023 sancisce la linea del Governo di proseguire nell’estinzione programmata della Pubblica Amministrazione. I numeri parlano chiaro: nel 2022 l’incidenza sul PIL della spesa per le retribuzioni dei dipendenti pubblici è diminuita rispetto al 2021, nonostante l’aumento del 5,8% per via degli effetti economici dei CCNL 2019-2021.
L’incremento di spesa registrato nel 2022 è risultato inferiore alle previsioni. Fra le cause indicate vi è il “rallentamento” delle procedure concorsuali. Eppure ci avevano spiegato che grazie al “decreto reclutamento” 80/2021 i concorsi pubblici si sarebbero espletati in tempi velocissimi”.
“Nel 2026 si spenderanno circa 1,5 miliardi di euro in meno rispetto al 2023 per redditi da lavoro dipendente nelle P.A., di cui un miliardo saranno sottratti alle retribuzioni dei dipendenti delle amministrazioni centrali. Dinanzi a questi tagli è difficile aprire una trattativa seria sul rinnovo per il CCNL scuola 2022-2024. Il DEF sancisce un blocco di fatto anche delle assunzioni: da qui al 2026 la P.A. ha bisogno di 726mila unità solo per sostituire coloro che andranno in pensione (previsioni ANPAL-Unioncamere). I numeri del DEF sono spietati: non ci sarà nessun recupero dei livelli occupazionali pregressi e nemmeno una sostituzione completa delle uscite”.
Ricadute negative per il personale scolastico
La politica economica sancita dal DEF 2023 avrà ripercussioni negative, quindi, anche sui dipendenti della scuola: gli aumenti stipendiali del personale scolastico continueranno ad essere irrisori rispetto al livello di inflazione, che seguita a diminuire il potere di acquisto di retribuzioni e pensioni. L’incremento demografico che caratterizza il nostro Paese, inoltre, potrà legittimare i futuri tagli all’organico e giustificare il mantenimento della spesa attualmente effettuata.