Asilo
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Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un’intervista a Il Messaggero, ha parlato anche di due temi molto delicati come quello relativo agli asili nido e al dimensionamento scolastico. Ecco le sue parole.

Il nuovo dimensionamento non porterà alla chiusura di plessi scolastici

Valditara ha evidenziato che il ‘nuovo dimensionamento non comporterà la chiusura di plessi scolastici ma si andrà solo a garantire qualche risparmio da investire sempre nella scuola’. Si prevedono di fatto risparmi da reinvestire nel settore educativo. Inoltre, rispetto alle preoccupazioni per i territori montani e i piccoli comuni, Valditara ha affermato che non ci sarà più il requisito minimo di 400 alunni per mantenere l’autonomia scolastica.

Il tema caldo degli asili nido legato anche alle risorse del PNRR

Per quel che riguarda gli asili nido il ministro Valditara ha sottolineato che inizialmente, il PNRR prevedeva 4,6 miliardi di euro per creare 264mila nuovi posti. Ma il ministro ha spiegato cosa è avvenuto affermando che le ‘polemiche delle opposizioni su questo tema sono una falsificazione della realtà‘. Valditara ha evidenziato che ‘sui 4,6 miliardi di euro che avrebbero dovuto essere utilizzati per la creazione di 246mila posti in più negli asili nido, 900 milioni per la gestione e altri 450 per la ristrutturazione per decisione della Commissione Europea vanno esclusi dal calcolo totale poiché le finalità stabilite dal governo precedente non erano coerenti con gli obiettivi del Pnrr’. ‘Il governo Meloni – ha aggiunto Valditara – allora si è allora messo al lavoro, stanziando 530 milioni aggiuntivi nel decreto Caivano e impegnandosi a trovare altri 900 milioni’.

Le cifre relative al numero dei posti

Sul numero di posti disponibili, Valditara ricorda che è stata la Commissione ad aver rivisto l’obiettivo dei 246mila abbassandolo a 150mila. ‘Sulla base degli obiettivi di copertura decisi a Barcellona nel 2022, e cioè il 33% nel rapporto tra posti disponibili e bambini entro il 2026 e il 45% entro 2030, l’Italia grazie agli investimenti adottati, ha superato la prima quota e si sta avvicinando alla seconda con quattro anni di anticipo’.