idonei concorso
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I docenti idonei del concorso ordinario 2020 e STEM 2022 hanno deciso di far sentire la propria voce manifestando contro il governo Meloni, da cui si sentono abbandonati e minacciati a seguito della previsione di 3 concorsi del PNRR (di cui uno in dirittura d’arrivo) e dei nuovi percorsi abilitanti. Il presidio è fissato per giovedì 14 dicembre, ore 14.30, davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Di seguito le ragioni di questi insegnanti che si considerano vittime di un’ingiustizia perpetrata ai loro danni.

Idonei: “Ma quale merito? Con il nuovo concorso il governo vuole invalidare le graduatorie”

La protesta degli idonei si è fatta sentire negli ultimi giorni non solo tramite i vari canali social ma anche tramite testate del settore scolastico e non solo. Tra i primi a riportare il comunicato del Comitato Informale Idonei Concorso Ordinario DD 498/499 e STEM troviamo Il Fatto Quotidiano, da cui estrapoliamo il comunicato pubblicato il 4 dicembre:

C’è un gruppo di alcune migliaia di docenti che da mesi si fa la seguente domanda: dopo aver atteso anni per la pubblicazione di un bando per un concorso a cattedra, dopo aver atteso anni fra la pubblicazione del suddetto bando e lo svolgimento delle prove, dopo aver finalmente sostenuto e superato tale concorso, rivelatosi estremamente selettivo, dopo aver portato pazienza di fronte alle correzioni e ai ritardi nella pubblicazione delle graduatorie concorsuali di merito, dopo aver ottenuto un’abilitazione all’insegnamento, dopo tutto questo, cos’altro bisognerà mai fare per poter vedere riconosciuto l’elementare diritto all’esercizio della nostra professione? Il gruppo di migliaia di docenti che si fa questa domanda siamo noi, gli idonei del Concorso Ordinario 2020 e STEM 2022. E nonostante tutti i nostri “dopo aver”, siamo ancora docenti precari. Questa è la nostra storia e questa è la battaglia che porteremo davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito il prossimo 14 dicembre, quando, in occasione di un presidio organizzato grazie all’intercessione della CGIL, interloquiremo col Capo di Gabinetto del Ministero.

Il Concorso Ordinario infanzia, primaria (D.D. 498/2020) e secondaria (D.D. 499/2020) venne bandito nel luglio 2020, dopo anni di attese. A questo Concorso Ordinario è seguito il Concorso STEM 2022 (D. D. n. 252 del 31/01/2022). Da bando, il Concorso 2020 e lo STEM 2022 erano rivolti a laureati in possesso di 24 crediti universitari in discipline pedagogiche e didattiche e aveva come obiettivo quello di reclutare nuovo personale docente e stabilizzare quello precario. Il Concorso 2020 venne bandito in tutte le regioni e per quasi tutte le classi di concorso. A causa dell’emergenza Covid, l’espletamento delle prime prove concorsuali venne rimandato fino a febbraio del 2022, quando il Ministero pubblicò finalmente il calendario delle prove scritte. Tali prove furono espletate nei mesi successivi. Dopo la prima prova scritta, risultata essere in tutto il territorio nazionale ultra-selettiva, come testimoniato dalla bassissima percentuale di coloro che lo hanno superato, il Concorso ha previsto una prova orale e, per alcune classi di concorso, una prova pratica, particolarmente difficoltose (citiamo, ad esempio, prove di matematica eseguite senza carta e penna). Migliaia di docenti sono stati coinvolti e selezionati. Il risultato di tale selezione è stata la redazione di graduatorie di merito, originariamente di validità biennale, poi meritatamente rese ad esaurimento tramite il DL 22 giugno 2023, n. 75 (DL PA bis), convertito in Legge il 10 agosto 2023, n. 112. Tutto bene, in apparenza, se non fosse che i Concorsi Ordinario 2020 e lo STEM 2022, che avrebbero dovuto garantire a decine di migliaia di docenti la stabilizzazione, sono stati caratterizzati da una miriade di problematiche. Fra queste ci limitiamo a menzionare i disagi legati all’espletamento delle prove in un momento di criticità per via dell’emergenza COVID, i continui ricorsi per quesiti errati e le conseguenti continue rettifiche dei punteggi, la pubblicazione tardiva delle graduatorie da parte di molti Uffici Scolastici Regionali che hanno costretto migliaia di docenti ad un anno in più di precariato.

Ebbene, nonostante le problematiche vissute, tali docenti si trovano ora a doverne affrontare delle nuove e, se possibile, ancora più gravose. I docenti che hanno superato il Concorso 2020 e STEM 2022 e che ancora sono in attesa del ruolo sono infatti attualmente minacciati su due fronti. In primo luogo, c’è la minaccia degli imminenti concorsi scuola, cosiddetti “PNRR”. Concorsi che dovranno andare a fissare il target delle 70.000 assunzioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entro il dicembre 2024. Perché mai, ci si chiederà, queste nuove procedure vanno direttamente a danno dei docenti abilitati in attesa del ruolo? Non dovrebbero, quegli stessi docenti, essere meritatamente assunti tramite scorrimento delle loro graduatorie? Ebbene, come sancito dallo stesso ‘decreto Pubblica Amministrazione bis’ all’articolo 20 comma 2, ai docenti che hanno superato il Concorso 2020 e lo STEM 2022 sono attribuiti eventuali posti “in coda” rispetto alle nuove procedure concorsuali PNRR per il reclutamento del personale docente. In altre parole, solo se avanzano posti rispetto a quelli assegnati tramite concorsi PNRR questi saranno assegnati a coloro che sono nelle graduatorie di merito dell’Ordinario 2020 e STEM 2022. Se invece posti non ne avanzano (e questa è l’ipotesi più plausibile, data la scarsità delle cattedre disponibili), i docenti presenti nelle graduatorie di merito rimangono in attesa, in un limbo indefinito da quella dicitura non altrimenti precisata “in coda”. I tre Concorsi PNRR che il Ministero intende bandire nei prossimi mesi e anni fanno parte del pacchetto di riforme approvato dal precedente ministro dell’Istruzione Bianchi che prevede, appunto, l’assunzione di 70.000 docenti entro il 2024. Mesi fa chiedemmo al Ministero per quale motivo noi, docenti nelle graduatorie di merito dell’Ordinario 2020 e STEM 2022, non potessimo rientrare nel target delle 70.000 assunzioni. Non abbiamo mai ricevuto una risposta chiara ed esaustiva. Ma almeno ci era rimasta la speranza del buon senso.

Il buon senso avrebbe voluto che i Concorsi PNRR venissero banditi solo per quelle classi di concorso in quelle regioni dove non vi fossero più docenti all’interno delle graduatorie di merito del Concorso Ordinario 2020 e STEM 2022. In questo modo, si sarebbe garantita l’assunzione in tempi dignitosi a docenti abilitati e già selezionati (molti dei quali già precari) e si sarebbe evitato di investire nell’organizzazione di nuovi concorsi per selezionare nuovi docenti laddove i docenti selezionati già c’erano. Ebbene, stando ai dati resi noti di recente da varie testate giornalistiche e dai principali sindacati, verranno banditi Concorsi PNRR per classi di concorso in regioni in cui vi sono già docenti che hanno superato il Concorso 2020 e lo STEM 2022 e che sono in attesa di entrare di ruolo, in barba a ogni logica e a ogni principio di economicità della pubblica amministrazione. In pratica, è come se agli occhi del Ministero dell’Istruzione e del Merito le graduatorie di merito (!) dell’Ordinario 2020 e STEM 2022 non esistessero. È come se centinaia di professionisti, con le loro vite, i loro sacrifici e soprattutto i loro diritti, non esistessero. In questo modo, i docenti nelle graduatorie di merito 2020 e STEM 2022 verranno dunque congelati e dovranno attendere che vengano assunti i 70.000 docenti del PNRR prima di poter aspirare al ruolo. Tutto questo a noi del Comitato Informale Idonei, in rappresentanza dell’intera categoria, sembra semplicemente assurdo. Per dare la priorità ai concorsi PNRR, docenti che hanno superato una procedura concorsuale ordinaria nazionale altamente selettiva verrebbero messi in stand-by per almeno due anni. La situazione, poi, rasenta l’inverosimile se si tiene in conto che ci sono alcune classi di concorso (AB25 e A030) in cinque regioni (Emilia-Romagna, Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria) in cui il Concorso 2020 non si è addirittura neppure ancora concluso.

Ma non è finita qui. La seconda minaccia è rappresentata dai nuovi percorsi abilitanti, che dovrebbero entrare a regime nei prossimi mesi. Molti docenti iscritti nelle graduatorie di merito in attesa del ruolo stanno attualmente lavorando come precari grazie all’abilitazione che hanno ottenuto tramite il superamento del Concorso 2020 e STEM 2022, e che ha permesso loro di iscriversi in prima fascia nelle Graduatorie Provinciali di Supplenza (GPS). Ebbene, secondo la riforma Bianchi, le abilitazioni non si otterranno più tramite il superamento di un concorso, ma tramite corsi abilitanti offerti a pagamento dalle università, sia pubbliche che private (costi previsti: 2000/2500 euro). Visto che, per mezzo di questi corsi, molti docenti che non hanno superato il Concorso 2020 e STEM 2022 otterranno l’abilitazione e, alla riapertura per aggiornamento delle GPS nella primavera/estate del 2024, passeranno in prima fascia, la prima fascia GPS si affollerà al punto da compromettere la possibilità di lavorare ai docenti che hanno superato un concorso e sono in attesa di essere assunti. Questo significa che a coloro che hanno superato l’Ordinario 2020 e STEM 2022 non solo verrà preclusa la stabilizzazione in tempi accettabili, ma verrà precluso persino il diritto al lavoro precario. Oltre al danno, la beffa. E l’amarezza si mischia all’incredulità: dopo tutto questo, come potremmo mai accettare di essere posti “in coda” a nuove procedure concorsuali con la mera scusa del PNRR, ovvero in una paralisi professionale senza alcuna certezza sul futuro che tanto faticosamente ci siamo guadagnati de jure, ma che ci hanno brutalmente negato de facto? In che modo potremmo mai accettare l’assenza di una qualsivoglia forma di tutela, nonché il silenzio delle Istituzioni, nei confronti di professionisti che la Costituzione riconosce, e che il Governo sta misconoscendo?

Non è possibile, in uno Stato di Diritto, accondiscendere a una violazione del genere. Mai, nella maniera più assoluta, nulla di tutto questo è avvenuto nella storia della Pubblica Amministrazione dell’Italia repubblicana. Mai si è verificato che una procedura ordinaria finisse senza alcuna forma di tutela nel dimenticatoio, “in coda”. E perché, chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito, dovremmo essere proprio noi i primi a vederci il futuro stracciato davanti, proprio nel momento in cui ce lo saremmo formalmente e fattualmente meritato? Perché dobbiamo trovarci nella kafkiana situazione di dover pagare il prezzo del merito che abbiamo costituzionalmente ottenuto e che non possiamo esercitare lavorando? Che paradosso è mai questo e, soprattutto, dov’è andata a finire la tutela del Merito, quello con la M maiuscola, del cui nome il Palazzo di Viale Trastevere ha deciso di fregiarsi? Il presidio che abbiamo organizzato per il 14 Dicembre testimonia l’urgenza di queste domande, cercando disperatamente di esporre quanto sia lesivo ciò che sta accadendo al diritto al lavoro di migliaia di persone e sperando, finalmente, nel riconoscimento del merito guadagnato.