Burnout e stress
Burnout e stress

Arriva in redazione un’altra testimonianza di una supplente disperata in attesa ancora del suo primo stipendio dall’inizio dell’anno scolastico. Ci scrive: “Buongiorno, mi chiamo Giusi e sono insegnante precaria, lavoro come supplente con mini contratti che si rinnovano di volta in volta poiché sostituisco una collega in maternità. Come tantissimi altri mi trovo in questa situazione: lavoro da settembre, dal primo giorno di scuola, e non ho ancora ricevuto neanche uno stipendio”.

Supplente da settembre, in attesa del primo stipendio

La lettera di Giusi continua così: “Stando a Noipa, la piattaforma in cui poter visualizzare lo stato delle rate stipendiali, il 28 dicembre riceverò giusto settembre e qualche giorno di ottobre: dopo 4 mesi una pietra (considerando che sono pure part time). I più “ fortunati “ riceveranno ottobre. Le supplenze brevi con i ritardi pagamenti sono sempre stati un problema purtroppo, ma quest’anno la situazione è ancor peggio: non è mai successo, infatti, di arrivare a Natale senza un euro (in genere, cosa già inaccettabile, per mia esperienza, i pagamenti slittavano di un paio di mesi).

Per altro, quest’anno, a differenza degli altri, gli stessi problemi li sta riscontrando anche chi ha firmato un contratto fino a giugno e, stando in particolare al gruppo nato su Facebook, si sta verificando (comprensibilmente) questa situazione: loro si mettono in mutua perché senza stipendio, le segreterie cercano di coprire le cattedre rivolgendosi a supplenti brevi i quali, magari dopo aver terminato o abbandonato il servizio per lo stesso motivo (mancato pagamento) rifiutano di accettare altri incarichi. Moltissimi lo fanno perché non si hanno nemmeno i soldi per mettere benzina o per pagare i mezzi che portano a scuola, nonché a lavoro!”

Ci stanno togliendo la dignità

“Di noi sta resistendo (e sopravvivendo) solo chi ha una famiglia cui appoggiarsi o un’altra entrata sicura a casa, come nel mio caso; come si fa a pagare benzina, bollette, spesa e, magari come tanti, sfamare i propri figli se non si riceve stipendio da 3 o 4 mesi? Io sto continuando a recarmi a lavoro perché non voglio che a “ pagare “ siano i miei piccoli alunni ma sono esausta, stanca di fare sacrifici e, soprattutto, di farli fare alla mia famiglia che già mi ha sostenuta (in ogni senso) per anni, per permettermi di studiare: una triennale più una specialistica (con tanto di lode) , corsi e formazione… per poi ritrovarmi in quale situazione? 

Ci stanno togliendo la dignità. Il nostro gruppo social sta crescendo sempre di più, commentiamo ogni post del Ministro Valditara il quale continua ad ignorarci e che di tutta risposta, ha addirittura pubblicato un video facendogli gli auguri! Ci stiamo rivolendo ad ogni giornale e trasmissione affinché questa situazione cambi o, almeno, sia conosciuta da tutti, com’è giusto che sia: per noi che lavoriamo gratis, per le famiglie e per gli aspiranti docenti che non sanno e che potrebbero ritrovarsi in questa vergognosa situazione in cui ci troviamo in tanti oggi: questa storia deve finire ed essere raccontata perché non siamo volontari ma lavoratori come tutti gli altri”. 

E NoiPa non funziona…

“A rendere tutto più difficile quest’anno è la piattaforma Noipa: ormai da diverse settimane non funziona; ho scoperto solo l’altro giorno, provando per caso, che era possibile accedere con CIE (invece che con SPID) ma, anche qui, chi non ha la carta d’identità digitale, non può neanche sapere a che punto siano i propri pagamenti ed è vergognoso, soprattutto se, attraverso i social, viene fuori che questo trattamento è riservato solo a noi precari mentre, i colleghi di ruolo, visualizzano tutto! È stata data la colpa agli Hacker. 

Sottolineo, per far comprendere meglio lo stato d’animo e mentale di tutti noi e la situazione, che quando Noipa ha smesso di funzionare è stata data la colpa (da molti utenti) a noi supplenti brevi ed al nostro accedervi in maniera ossessiva. Vero o non vero, di sicuro, non mi vergogno a dire di essere una di quelle persone che ha cercato di accedervi di continuo perché ogni rata, per noi, subisce innumerevoli “step“ che cerchiamo di “vigiliare” con l’ansia enorme che ci vada “in risorse”. Questo stato, infatti, significa in parole povere che non ci sono fondi da parte dello Stato per pagarci! Mai si sa quando si sbloccherà! Ad oggi, 27 dicembre, io ho quasi tutto ottobre in risorse, lascio immaginare novembre e dicembre quando potrebbero mai arrivare. Se lavorassimo per un’azienda privata queste cose non succederebbero perché ci sono delle leggi a riguardo. Ma se lavori per chi le leggi le fa a chi ti rivolgi? Siamo senza voce, chiediamo di averne una grazie a voi.”