Docente alla lavagna
Docente alla lavagna

Da settembre, tanti docenti e ATA con supplenze brevi e saltuarie lavorano ma non percepiscono i loro stipendi. Questa situazione è inaccettabile perché questi professionisti svolgono un ruolo cruciale nel sistema educativo italiano. Da giorni riceviamo in posta testimonianze di persone stanche di lottare contro un sistema di pagamento inaccettabile. E’ inevitabile domandarsi come questi lavoratori possono far bene il loro lavoro, nella situazione emotiva e finanziaria in cui si trovano. Oggi pubblichiamo la storia di Antonina.

Precaria senza stipendio e lontana da casa

Antonina ci scrive: “Mi chiamo Antonina e sono un’insegnante di italiano, storia e geografia presso la scuola secondaria di primo grado. Sono siciliana, ma vista l’impossibilità di lavorare nella mia regione, l’anno scorso ho deciso di trasferirmi in Veneto, a Vicenza. Quest’anno sono stata chiamata per una supplenza il 19 ottobre, supplenza che al momento durerà fino ad aprile. Ad oggi non ho percepito nessuno stipendio.

Questa situazione che va avanti da anni per i supplenti brevi è diventata insostenibile, come tutti i nostri colleghi, con contratto annuale o di ruolo, ogni mattina andiamo a lavoro e ci mettiamo passione ed impegno. Ma anche noi abbiamo una vita, l’affitto da pagare, le bollette o più semplicemente vivere. “Il lavoro nobilita l’uomo” si dice, beh, a noi stanno togliendo la dignità, la forza di svegliarci la mattina con un sorriso e la serenità che ci spetta. Non siamo di serie B, nessun lavoratore o lavoratrice dovrebbe esserlo.

‘Se non ci fosse il mio compagno a sostenere le spese, dovrei licenziarmi’

A volte mi dicono che bisogna pazientare, perché sono soldi sicuri e prima o poi arriveranno. Io sono andata via da casa, abito a 1000 km di distanza, ed il mio lavoro andrebbe retribuito mensilmente, perché l’affitto devo pagarlo regolarmente come da contratto e l’azienda che gestisce luce e gas non può aspettare che il Ministero stanzi i fondi per il pagamento dei supplenti brevi; in sintesi, se non ci fosse il mio compagno a sostenere le spese della casa, delle bollette e della spesa io dovrei licenziarmi. Ed è lo Stato, che ci dovrebbe tutelare, a far questo.” E’ possibile firmare la petizione di questo personale.