FLC CGIL
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Poche ora fa viene pubblicato un appassionato comunicato stampa da parte della FLC CGIL a proposito delle importanti misure adottate in CdM sulla questione del dimensionamento scolastico e sull’esenzione dei vicari dei DS, provvedimenti indispensabili e attesi da tempo, ma le cui risorse saranno trovate esclusivamente dal fondo MOF.

Una battaglia vinta dalla FLC CGIL: ‘un piccolo passo avanti’, ma con le risorse grattate dal pozzo del MOF

Se da un lato il sindacato scuola della CGIL si dice contenta per questo piccolo passo avanti, aggiudicandosi la paternità di queste scelte intraprese dal governo, dall’altro lato pone l’interrogativo sul perché questi due provvedimenti saranno sovvenzionati interamente dal Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa.

Di fatto, la FLC CGIL da più un anno ha contrastato, sia a livello nazionale che territoriale il paventato taglio di 800 scuole in tutto il territorio nazionale per via della norma sulla revisione e il dimensionamento scolastico.

A fronte di questi provvedimenti, che certamente rappresentano solo una ‘cura palliativa’, le preoccupazioni della FLC CGIL si soffermano soprattutto sulla fonte delle risorse per finanziare questa operazione. Com’è del tutto evidente, infatti, si tratta di una deroga, ma come solitamente avviene oramai da molti anni, le economie verranno “grattate” sempre dallo stesso fondo a disposizione: il MOF.

Il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa

Per comprendere meglio quali siano le risorse contenute all’interno del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, occorre fare chiarezza. Tale fondo è disciplinato dall’art. 40 del CCNL istruzione 2016/2018, al suo interno sono compresi i seguenti compensi:

a) il Fondo per l’Istituzione Scolastica (che risulta dunque oggi inglobato nel calderone generale del fondo MOF);
b) le risorse destinate ai compensi per le ore eccedenti del personale insegnante di educazione fisica nell’avviamento alla pratica sportiva;
c) le risorse destinate alle funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa;
d) le risorse destinate agli incarichi specifici del personale ATA;
e) le risorse destinate alle misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica;
f) le risorse destinate alle ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti;
g) le risorse indicate nell’articolo 1, comma 126, delle legge 13 luglio 2015, n. 107, oggi fondo di valorizzazione del personale scolastico;
h) le risorse per i turni notturni e per i festivi svolti dal personale ATA e del personale educativo presso i Convitti e gli Educandati.

Il comunicato stampa della FLC CGIL

Vediamo nel dettaglio il contenuto della nota stampa del sindacato FLC CGIL.

Scuola, dimensionamento: un piccolo passo avanti frutto della battaglia di FLC CGIL. Continueremo a contrastare il taglio ingiusto di 800 scuole

Roma, 29 dicembre – Nel decreto Milleproroghe il Governo fa un piccolo passo avanti: consentirà alle Regioni di derogare fino al 2,5% rispetto al numero delle scuole da tagliare, rivedendo entro il 5 gennaio 2024 anche i piani eventualmente già approvati.

Ma ciò solo per un anno – il 2024/2025 – e senza che su queste scuole possano verificarsi trasferimenti o assunzioni di dirigenti o di direttori dei servizi, perché verranno date a reggenza con possibilità di esonero o semiesonero per il “docente vicario”.

Una specie di retromarcia del Ministro frutto dell’iniziativa della FLC CGIL che, per oltre un anno, ha contrastato a livello nazionale e a livello territoriale il taglio di 800 scuole, e dei problemi che si stanno determinando nelle Regioni per l’attuazione pratica della norma.

Le risorse per finanziare l’operazione di deroga vengono “grattate”, come al solito, dal Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa, ormai diventato il pozzo da svuotare per ogni intervento estemporaneo che venga in mente agli amministratori del Ministero dell’Istruzione e dell’Economia.

La FLC CGIL continua a ribadire che la strada dei tagli lineari non è la strada giusta e che è necessario un radicale ripensamento del provvedimento. Infatti, le autonomie scolastiche che diventano scuole “alveari”, che inglobano molti indirizzi, che si compongono talora di decine di plessi anche assai distanti fra loro e con le infinite relazioni da tenere con le istituzioni locali, di fatto non sono più vere autonomie “scolastiche” vocate alla didattica, ma enti a prevalente funzione amministrativa.

Occorre tornare alla vera missione delle autonomie scolastiche per perseguire la quale la dimensione ottimale delle scuole non può superare i 900 alunni nelle situazioni ordinarie e i 500 nelle situazioni delle comunità montane e delle piccole isole.

La scuola ha bisogno di tranquillità e di normalità con misure utili a darle un orizzonte di livello europeo, non di interventi confusi ed estemporanei o di tagli lineari mascherati da interventi di efficientamento della rete scolastica.