Nuovi percorsi abilitanti all'insegnamento
Nuovi percorsi abilitanti all'insegnamento

Continua il dibattito sui costi, ritenuti esorbitanti, per poter svolgere i nuovi percorsi abilitanti rivolti ai docenti della scuola secondaria. Il DPCM che infatti disciplina la nuova abilitazione all’insegnamento fissa un tetto massimo di 2.500 euro per i corsi completi (60 cfu) e un tetto massimo di 2.000 euro per i corsi ridotti (30 cfu e 36 cfu). Questo margine dà la discrezionalità agli atenei per poter richiedere anche costi più ridotti, purchè entro i citati limiti. Tra le proposte avanzate resta l’idea di applicare l’indicatore ISEE come elemento per ridurre i costi nei confronti di coloro che hanno una situazione reddituale bassa. Anche in questo caso però sta alla discrezionalità delle singole università avvalersi o meno di questo sistema di ‘dosaggio’ dei costi. Nunzia De Falco, docente ed esperta di diritto scolastico, ospite alla diretta odierna di Orizzonte Scuola, ha fatto il punto della situazione proprio sulla questione dei costi.

Continuano a far discutere i costi dei percorsi abilitanti

Apprendiamo che l’università di Bologna ha abbassato i costi, prevedendo 1200 euro per i 60 CFU e 950 per i 30 CFU, mentre la seconda rata sarà calcolata in base all’ISEE, coprendo il 50% del costo totale. L’esperta di normativa scolastica ha poi citato anche l’esempio dell’Università di Pisa tra gli atenei che hanno abbassato, seppur di poco, i margini di costi prevedendo 2.000 euro per il percorso completo e 1.600 euro per quello ridotto. E sicuramente si accoderanno altri atenei. Parliamo comunque pur sempre di cifre veramente elevate. La stessa ha fatto notare che una sensibilità sulla questione era già stata mostrata in occasione della formulazione dei pareri tecnici sulla bozza del DPCM, in cui molti organi avevano segnalato la problematica. I tetti massimi però sono rimasti invariati nella versione definitiva.

Nunzia De Falco ha poi fatto notare un aspetto passato forse in sordina: il decreto prevede la possibilità di riformulare i massimali previsti ogni 3 anni. Già questa potrebbe essere vista come una piccola apertura. Occorrerebbe però continuare a sensibilizzare sul tema per trovare una soluzione condivisa volta ad abbassare questi costi.