Speciale Mad on-line: l’inchiesta di Huffington Post sulle piattaforme in rete

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Speciale Mad on-line: l'inchiesta di Huffington Post sulle piattaforme in rete

La Mad (letteralmente messa a disposizione) è un’istituzione mediante la quale gli aspiranti insegnanti fanno richiesta alle scuole di altre regioni per poter ottenere una supplenza. Negli ultimi anni c’è stato un proliferare di piattaforme che offrono un servizio a pagamento per l’invio multiplo di domande. Huffington Post ha realizzato un’inchiesta all’interno di alcune di queste piattaforme per testarne il grado di efficienza e di sicurezza dei dati personali. L’indagine è partita con una domanda fatta al MIUR volta a sapere se ne conoscesse l’esistenza.

Il Miur glissa

La risposta del Ministero di Viale Trastevere lascia aperta ancora la porta a tantissimi interrogativi. “Abbiamo effettuato tutte le verifiche con i nostri uffici. I servizi offerti dai siti segnalati sono delle attività di consulenza, non differenti da quelli offerte dai Caf per la dichiarazione dei redditi. Per questa ragione il Ministero non interviene su queste realtà”. Letta così, un precario che volesse provare il servizio ne verrebbe certamente scoraggiato.

Le testimonianze di chi ha provato

Chi ha provato la Mad on line ha commentato su facebook nei gruppi dedicati ai precari. Le testimonianze di chi si è avvalso di queste piattaforme sono diametralmente opposte a quelle che si leggono sui siti internet di chi offre questo tipo di servizio. Molti di loro assicurano di non essere mai stati chiamati dopo aver pagato i soldi richiesti. I commenti più frequenti sono stati “non lo rifarei mai più” e “non lo consiglierei”.

I lati negativi

Per poter accedere a questo servizio viene richiesta in genere una PEC e il pagamento attraverso carta di credito. Nonostante la celerità e la sicurezza della consegna della domanda esistono alcuni problemi non indifferenti. Comunicare a terzi le credenziali di accesso alla propria casella di posta elettronica, soprattutto di quella certificata, oltre a far sorgere un dubbio di legittimità da sottoporre al Garante della privacy, mette a rischio la sicurezza dei propri dati. Non essendoci un ente terzo che regolamenta questo servizio, l’utente non può sentirsi al sicuro. L’utilizzo della carta di credito per il pagamento pone poi di fronte al rischio della frode informatica in quanto, stante la presenza di numerosi hacker, questa potrebbe essere anche clonata.