La nuova “resistenza” dei docenti dei sindacati di base

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Resistenza

 

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Venerdì 10 Novembre 2017 noi insegnanti della Repubblica italiana, iscritti e militanti nelle fila dei sindacati di base, siamo scesi in piazza per ribadire ancora una volta il nostro NO alla riforma renziana, all’aziendalizzazione e alla privatizzazione della scuola pubblica che ne consegue.

Un docente, portatore sano di alti valori etici ed umani, difensore della Costituzione, non si aspetterebbe mai di incontrare la ferocia gratuita delle forze dell’ordine che hanno deciso di bloccare il corteo con la repressione e la violenza dei manganelli, colpendo alcuni colleghi.

Nessuno dei presenti ha abbandonato la lotta in quel momento e con grandissima dignità ha deciso di restare, di insistere e di resistere.

Dignità del ruolo eminentemente sociale che assolviamo con tenacia e passione ogni giorno nelle nostre classi.

La nostra pazienza e lo schietto pragmatismo di chi sa che la teoria, resta confinata nei manuali scritti con un terribile linguaggio dittatoriale demenzial-tecno-burocratico, mutuato dai pedagoghi d’oltre oceano, e la pratica è quella imposta dall’incontro-scontro con classi sempre più difficili, con ragazzi il cui animo ci appare imperscrutabile e che pur dobbiamo comprendere, leggendo nei loro occhi, turbamenti, ansie, gioie e dolori.

Uno Stato che da troppo tempo sta facendo dell’insegnante la quintessenza dei dissesti sociali, politici, culturali e persino del disagio generazionale, delegittimando il suo ruolo di educatore e di formatore in toto, costringendolo così a subire le mode meritocratiche del momento, che pretendono di contabilizzare il sapere e la cultura, assegnando premi e castighi in un’ottica neoliberista.

Ma noi, a differenza degli uomini delle forze dell’ordine che, in quel frangente, si son dimostrati i “professionisti della violenza”, violenza gratuita e insensata contro chi educa anche i loro figli nelle scuole di questo stato, noi invece, siamo sì dei professionisti, ma i “professionisti della speranza” perché non permetteremo di far seppellire sotto la coltre delle macerie del nichilismo imperante dei tempi attuali il nostro futuro e quello delle giovani generazioni.

Tutte  le pessime riforme propinateci negli ultimi anni non sono riuscite a uccidere ciò che un insegnante lo fa essere quello che è: l’amore per la cultura e per il dialogo, la cura e l’attenzione per chi gli sta di fronte. Neppure i “super manager” che adesso la ministra Fedeli con tanto zelo si appresterà ad inviare nelle nostre scuole, ci riusciranno!

Chiara Pepe, docente militante Unicobas Scuola & Università

 

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