Non basta un titolo per fare il docente: lettera

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Non basta un titolo per fare il docente: lettera

Il titolo di studio spesso provoca scontri accesi tra correnti di pensiero opposte. Diplomati magistrali e laureati in Scienze della Formazione Primaria si contendono i pochi posti a suon di ricorsi e invettive sui social. Ma un titolo, come scritto nella lettera giunta in redazione, spesso non basta per essere davvero un buon insegnante. Serve anche qualcos’altro: l’esperienza sul campo.

Lettera

In questi giorni non si fa altro che parlare di diplomati magistrali, di Adunanza Plenaria ecc.. Si attende naturalmente con ansia una decisione che potrebbe essere positiva e dare finalmente il giusto riconoscimento a tantissimi precari che da anni nel bene o nel male lavorano nella scuola primaria con passione e dedizione.

Ma vorrei per un’ attimo riflettere su quello che è invece un qualcosa di cui si parla poco,un fenomeno sconcertante dove non solo una futura classe docente, laureati in scienze della formazione primaria dimostra il suo malcontento verso la categoria di docenti diplomati magistrali ma addirittura arriva a pubblicare articoli e video il cui contenuto risulta offensivo verso un’intera categoria di lavoratori che svolgono regolarmente da anni servizio con professionalità, allora bisognerebbe chiedersi come mai si è arrivati a questo.. Come mai questi laureandi e laureati vogliono entrare prepotentemente nella scuola pubblica senza accettare che oltre al titolo di studio é necessario fare esperienza. Perché questi laureati differentemente da ingegneri, da informatici e altre categorie che lavorano spesso con contratti di formazione affiancati a colleghi più anziani esperti, vogliono nell’immediatezza il posto fisso?

Questa prepotenza purtroppo é lo specchio della società che viviamo, delle nuove generazioni che vogliono tutto e subito, senza il rispetto delle persone più anziane dal punto di vista lavorativo, pronti a passare sopra a qualsiasi principio morale.

Proprio oggi al termine di una giornata di lavoro a scuola leggevo un’ articolo dove il giornalista riportava parole agghiaccianti di questi laureati o laureandi che affermavano che qualora ci fosse in seguito ad esito negativo della plenaria un licenziamento di massa loro sarebbero pronti a supportare la scuola pubblica, queste parole mi hanno veramente rattristato, ho 35 eta’, a 24 anni ho iniziato le mie prime supplenze, la prima classe di alunni che ho avuto era composta da bambini che oggi sono senza dubbio giovani universitari. Cio’ significa che queste generazioni davanti ad un licenziamento di massa che mi auguro non avvenga poiché non sarebbe degno di un paese civile, non vedono la tragedia umana di un fenomeno del genere, docenti con famiglie alle spalle licenziati, ma solo I loro interessi che vengono prima di tutto e questo oltre che molto triste é mostruoso perché specchio della società attuale e della futura classe docente.

Allora credo che prima di acquisire il ruolo sia necessario fare esperienza sul campo come facciamo da anni noi diplomati magistrali.

In base alla mia esperienza dico che la teoria non fa un buon insegnante, il buon insegnante è una persona con esperienza che si avvicina all’alunno con rispetto e umiltà , consapevole che inizialmente sarà più il docente stesso ad imparare dall’ alunno che il contrario.

Gli alunni quando guardano negli occhi o abbracciano i loro docenti non fanno distinzione fra coloro che sono diplomati o laureati, ma amano il maestro o la maestra che umilmente insegna loro con amore e passione, la scuola non è solo alfabetizzazione di massa, ma il fulcro della società, quella società con valori civili sociali morali

La maestra che rimane nel cuore è quella che ha trasmesso più amore non quella tecnicamente o teoricamente più preparata e questo lo è stato nel passato come è anche oggi. Con questo intervento non voglio incrementare battaglie ma solo proporre spunti per una riflessione.

Una docente diplomata magistrale

Eleonora Santini

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