Diplomati magistrali: storia di un diritto calpestato

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Diplomati magistrali: storia di un diritto calpestato

I diplomati magistrali hanno ottenuto dal Consiglio di Stato il riconoscimento di un diritto negato per troppo tempo. Si tratta della sentenza dei giudici di Palazzo Spada che ha giudicato illegittimo il bonus assegnato dal Miur ai laureati in Scienze della Formazione Primaria nella tabella di valutazione dei titoli. Un altro potrebbe arrivare a brevissimo con l’esito dell’attesissima adunanza plenaria sul diritto all’inserimento in Gae. Per i diplomati magistrali si tratterebbe di un graditissimo regalo di Natale da trovare quest’anno, con il quale cancellare 18 anni di sistematici soprusi in loro danno. Ma le reazioni dei controinteressati non si sono fatte attendere. Tutt’ora la diatriba è ancora accesa tra laureati e diplomati circa il valore dell’abilitazione del titolo di studio. Ma comprendere la problematica non è possibile se non si compie un tuffo nel passato, per capire dove trae origine l’inghippo al quale la giustizia amministrativa sta ponendo rimedio.

Storia dell’abilitazione del diploma magistrale

In passato, e precisamente fino a quasi venti anni fa, l’ordinamento scolastico prevedeva che l’abilitazione necessaria per l’accesso a concorsi per il ruolo dell’allora scuola elementare (oggi scuola primaria) si ottenesse con il diploma abilitante alla fine del percorso di studi degli Istituti magistrali. Questo fino a tutto il 1999, quando la legge cambiò con l’introduzione delle Graduatorie Permanenti (oggi GaE) e l’adozione del doppio canale. Per coloro che all’epoca frequentavano ancora le scuole per conseguire il diploma magistrale intervenne a tutela il Decreto Interministeriale del 10 marzo 1997. Con questo si dava attuazione alla Legge 341/90 che recava la conferma del fatto che i diplomi magistrali conseguiti entro l’anno scolastico 20012002, da coloro che avevano iniziato i corsi entro l’anno scolastico 19971998, possedevano valore abilitante. Il Miur colpevolmente non dette seguito a queste disposizioni e non inserì nelle graduatorie permanenti formatesi nel 1999 i diplomati magistrali. Da qui la nascita del contenzioso seriale per il riconoscimento del diritto e le veementi polemiche con i laureati in SFP, corso di Laurea Magistrale istituito con la Legge 53/2003. Rimostranze accese anche da parte dei docenti storici delle GaE che hanno presentato un ricorso ad opponendum in Consiglio di Stato.

Le responsabilità della stampa

Nessun organo di stampa nazionale ha mai voluto dare il giusto risalto alla problematica, preferendo maggiormente la notizia di stampo ‘gossipparo’. Vuoi mettere il clamore che può suscitare l’accorata lettera del laureato che imputa ai colleghi diplomati il fatto di non essere adeguatamente formati? Tralasciando per il momento la beffa alla quale furono sottoposti i laureati in Scienze della Formazione Primaria del vecchio ordinamento, esclusi dalle Gae con la legge di chiusura delle Graduatorie Permanenti del 2006, nessun quotidiano ha mai messo in rilievo il fatto che decine di migliaia di diplomati magistrali si sono formati all’esterno delle aule con dei corsi a pagamento. La percentuale di coloro che non ha servizio è assolutamente esiziale rispetto ai numeri complessivi.

Informazione pilotata?

Anziché mettere gli uni contro gli altri sarebbe stato meglio dare le giuste informazioni mettendo al centro di tutto la condotta omertosa del Miur. A Viale Trastevere i diplomati magistrali non sono affatto simpatici, così come nelle aule parlamentari allorquando, interpellati sulla annosa questione, abbiamo appreso che i politici preferiscono attendere l’esito dell’adunanza plenaria. I diplomati magistrali non hanno mai messo in discussione che i colleghi laureati avessero pieno diritto ad entrare in Gae e insegnare. Essi chiedevano semplicemente il giusto rispetto dei propri diritti calpestati per troppo tempo costringendoli in una condizione di precariato a tempo indeterminato assolutamente contraria ai canoni europei riconfermati con forza dalla sentenza Mascolo. A chi ha giovato tutto questo? Ai docenti senza dubbio no ma nemmeno alle scuole, alla continuità didattica e agli studenti.

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