Diplomati magistrale fuori GaE, Anief denuncia l’Italia al Consiglio d’Europa
Diplomati magistrale fuori GaE, Anief denuncia l’Italia al Consiglio d’Europa

Diplomati magistrale all’attacco – Giunge in queste ore, attraverso un comunicato stampa, la notizia che il sindacato Anief ha notificato un reclamo collettivo al Consiglio d’Europa per ribaltare la decisione dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre a proposito della questione dei diplomati magistrale. Di seguito pubblichiamo il comunicato in oggetto.

Diplomati magistrale: il comunicato Anief sul reclamo collettivo al Consiglio d’Europa

Anief – Dopo aver preso atto della mancanza di volontà a trovare una soluzione politica immediata nel territorio italiano, l’Anief si è rivolta oltre confine, notificando un reclamo collettivo, tramite il suo presidente nazionale Marcello Pacifico, finalizzato a ribaltare la decisione presa poco più di un mese fa dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che sbarra la strada verso la stabilizzazione e le supplenze lunghe per le 20 mila maestre e maestri tutelati dalla stessa organizzazione sindacale.

Dopo essere stati traditi dalla violazione del giudicato operata dell’organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nella pubblica amministrazione, nonché dalla violazione da parte del Governo italiano della normativa comunitaria sui contratti a termine e della carta sociale europea, i nostri maestri con diploma magistrale abilitante all’insegnamento conseguito prima del 2002, possono così tornare a sperare in un futuro professionale positivo con cognizione di causa.

Al Consiglio d’Europa è stata fatta osservare, attraverso il reclamo, la presenza di una serie di violazioni della Carta Sociale Europea, “commesse in combinato disposto con la violazione dell’articolo E della Carta Sociale Europea e dell’impegno dello Stato italiano di non discriminazione dei docenti diplomati magistrale, abilitati all’insegnamento nelle scuole primarie e dell’infanzia, ad essere immessi in ruolo a tempo indeterminato presso la pubblica amministrazione scolastica attraverso la selezione tramite Graduatorie ad Esaurimento cui hanno avuto accesso altri docenti in possesso di titolo di abilitazione altrettanto utile”. Con il reclamo collettivo, l’Anief pertanto chiede “l’intervento del Comitato europeo dei diritti sociali perché, nell’ambito della sua competenza, rilevi le denunciate violazioni della Carta Sociale Europea commesse dallo Stato italiano e ne raccomandi la rimozione”.

“Dopo la beffarda sentenza resa pubblica lo scorso 20 dicembre – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ora la parola passa da Roma a Strasburgo. Sia ben chiaro: non si tratta di ottenere un parere generico e senza esiti, ma di un’azione rilevante che punta a superare quanto stabilito inaspettatamente dall’organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nella nostra pubblica amministrazione: le decisioni del Consiglio dell’Unione Europea saranno, infatti, vincolanti per lo Stato italiano”.

I motivi del reclamo al Consiglio d’Europa

Entrando nei dettagli del reclamo collettivo, le motivazioni dell’azione sono determinate dalla sentenza n.11/2017 del 20 dicembre 2017 del Consiglio di Stato in adunanza plenaria, con cui il massimo organo della giustizia amministrativa ha modificato improvvisamente il consolidato orientamento della giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato – VI Sezione sull’idoneità del titolo abilitante di “diploma magistrale” conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 per l’accesso alle graduatorie provinciali ad esaurimento (c.d. “GaE”), utili per le immissioni in ruolo, le supplenze annuali a tempo determinato (dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo) e per quelle fino al termine delle attività didattiche (dal 1 settembre al 30 giugno dell’anno successivo).

Anief ha rilevato, a questo proposito, che il Consiglio di Stato – VI Sezione si è pronunciato con ben sette sentenze di identico contenuto che hanno riconosciuto il diritto dei diplomati magistrali del vecchio ordinamento con titolo abilitante conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 all’inserimento nella III fascia delle GAE. Invece, la sentenza n.11/2017 dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ha smentito le precedenti pronunzie favorevoli e già passate in giudicato e, unitamente alle sei sentenze “pilota” della Cassazione del 7 novembre 2016, a cui hanno fatto seguito decine di sentenze della Suprema Corte e centinaia di sentenze dei giudici di merito di primo e di secondo grado, nonché a tutte le norme ostative precedenti e fino all’attualità, viola il riconoscimento del diritto alla stabilità lavorativa ai diplomati magistrali ai sensi degli artt.1 e 5 d.lgs. n.368/2001 integrando, quindi, una gravissima violazione di innumerevoli norme della Carta Sociale Europea.

Tra queste, in particolare, segnaliamo le più importanti rinvenute dai legali Anief che vedono lo Stato italiano inadempiente sia all’impegno di riconoscere per decine di migliaia di docenti in possesso del diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 la realizzazione ed il mantenimento del livello più elevato e più stabile possibile dell’impiego, sia riguardo l’impegno di tutelare in modo efficace il diritto di detti lavoratori di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso, precarizzando invece il lavoro nella triplice veste di legislatore, giudice e datore di lavoro. Lo Stato italiano è, inoltre, venuto meno, come datore di lavoro, all’impegno di permettere ai docenti abilitati con diploma magistrale di ricevere una retribuzione sufficiente tale da garantire ad essi e alle loro famiglie un livello di vita dignitoso, essendo intervenuta con la citata sentenza dell’Adunanza Plenaria anche una modifica discriminatoria e senza ragioni oggettive dei principi di diritto enunciati in sette precedenti sentenze dello stesso Consiglio di Stato, così consentendo, inoltre, al MIUR di trattare in modo differente lavoratori con situazioni giuridiche simili o assimilabili e negando, altresì, il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo legato alle loro attitudini o alla loro condotta e il diritto ad un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione, al danno subìto anche da illegittima reiterazione di contratti a termine.

Fonte: Anief